martedì 24 aprile 2018

L'ITREC IN CONSIGLIO REGIONALE



Fino a ieri nessuno, o quasi nessuno tra le persone comuni e anche nelle istituzioni, conosceva cosa volesse significare l’acronimo ITREC, l’impianto per il trattamento e il riprocessamento del combustibile nucleare presente nella Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera. Tutto è avvenuto in silenzio nei decenni scorsi quando noi giornalisti eravamo costretti a chiedere, quasi a rubare, delle informazioni di nascosto ad “amici” bene informati. Personalmente frequentavo di tanto in tanto Tommaso Candelieri, la memoria storica del Centro nucleare lucano, che affaccia sul mare. Prima pronto a informarmi perché le cose si sapessero. Poi diventato improvvisamente sospettoso, abbottonatissimo specie quando anni addietro era passato in Sogin. Mutazione genetica o cambiamento di pelle? Forse l’una cosa e l’altra insieme.
Oggi invece la cortina di mistero e di silenzi sembra essersi diradata, come una fitta nebbia che sollevandosi finalmente rende visibile il paesaggio. Tutto merito, bisogna riconoscerlo, del governo regionale lucano e del responsabile dell’Ambiente, Francesco Pietrantuono, intervenuto sulla delicatissima materia per renderla trasparente, mentre la Procura di Potenza indaga. 
Pietrantuono ha preso la parola  in Consiglio (il primo presieduto da Vito Santarsiero) sostenendo che “si tratta di una vicenda che proviene dagli anni 80…e che comunque necessita di un approfondimento possibilmente in altra sede”. 
Il responsabile dell'Ambiente parla di una contaminazione del suolo che interessa anche le acque di falda nella vasta zona della Trisaia a pochi passi dal mare Jonio.  Necessarie misure di sicurezza da adottare con urgenza da parte di chi gestisce il sito nucleare e in particolare l'Itrec.  C'è dunque grave preoccupazione il che dà adito a un giustificato allarme da scongiurare con misure da mettere in campo a tempi di record. 
Problemi nuovi si sommano a questioni che risalgono ad anni ormai lontani. L’assessore Pietrantuono conosce l’inchiesta della magistratura materana, a metà degli anni Ottanta, e conosce anche i termini affrontati dal pool di esperti, guidati all’epoca dal capitano dei carabinieri Antonio Zaccaria, il quale sostenne in una memoria autografa e quindi non falsificabile, che “l’Itrec non ha mai funzionato tranne  forse solo per due mesi nel 1975 quando era diretto da Simonetta Raffaele (ingegnere scomparso da diversi anni ndr). Subito dopo vi furono due incidenti nucleari, annota l’ufficiale, e da quel momento l’impianto fu sempre in manutenzione e prova  con tutti i sistemi di sicurezza inefficienti.”  
Il rapporto Zaccaria fa poi ampio riferimento all’audizione dell’ing. Gilio il quale “aveva la vigilanza su ITREC ed EUREX (impianto nucleare di Saluggia in Piemonte) che la direzione Enea riteneva tra i più sicuri per quanto attiene agli addetti ai lavori, ovvero tutti affidabili.” 
A rileggere oggi le conclusioni di Zaccaria si ha la sensazione di compiere un grande balzo in un tempo lontano quando l’Enea, come risulta dagli atti, informò il Presidente della Repubblica circa il pericolo contaminazione rappresentato dall’Itrec e dalla Trisaia di Rotondella. Era il 14 aprile 1994. 
Il dibattito che si apre in Consiglio regionale rappresenta oggi un segnale da non trascurare affatto anche perché si riferisce a una materia dai contorni incredibili che ha investito tra l’altro rapporti internazionali tra l’Italia e l’Irak, tra l’Italia e gli Usa. Ridurlo a una mera discussione politica su faccende di piccolo cabotaggio sarebbe un grave errore.      

      

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