domenica 26 febbraio 2012

LICENZIATI DALLA FIAT NON SALITE A BORDO, C.!


Il fotografo Tony Vece segue dai cancelli della Fiat la vertenza dei tre licenziati. foto R.De Rosa

Come finirà la vicenda dei tre licenziati dalla Fiat di Melfi che la fabbrica non intende riassumere, nonostante la sentenza della Corte di Appello di Potenza? Due le ipotesi: la casa torinese riuscira' con il ricorso in Cassazione a riformare la sentenza, magari per un vizio di forma o un cavillo giuridico, giacche' in via di fatto ormai le cose non sono in discussione. O piuttosto i tre operai, nel caso di un esito favorevole , saranno stipendiati a vita e costretti a rimanere a casa. Ipotesi inquietanti entrambe, che certo non hanno molti precedenti nella storia della Fiat e nelle casistiche delle norme relative all'applicazione  dell'ormai noto articolo 18 che si tenta di abolire per favorire investimenti e nuova occupazione dice il governo. 
In un caso o nell'altro la Fiat, che reca ancora impresso il marchio della famiglia Agnelli, non esce bene da questo braccio di ferro e non ha certo molto da guadagnare dal punto di vista dell'immagine e di una pubblicita' molto negativa. Potra' guadagnare soltanto grazie ad una sorta di altola' ai lavoratori per evitare in futuro una conflittualità esasperata o eccessiva. Ma questo conta molto poco. 
E' stato osservato che la sentenza per i tre di Melfi cade proprio nel bel mezzo del dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, di cui la vicenda rischia di diventare una specie di dimostrazione assai negativa sia per l'opinione pubblica, sia per chi dovra' rimuovere dalla legge 20 maggio 70 n. 300 (lo Statuto dei Lavoratori) proprio l'ingombrante articolo 18. Difatti si parla sempre piu' di una riforma in senso generale e sempre meno dell'abolizione di quell'articolo  che mira a evitare, tra l'altro, licenziamenti discriminatori nel caso di imprese con piu' di quindici dipendenti. 
All'epoca della approvazione in Parlamento questa legge divenne il fiore all'occhiello per un Paese civile ed evoluto, rispettoso della dignità dei lavoratori, capace di introdurre nuove regole per evitare il caos dovuto a licenziamenti a catena che si erano verificati nelle aziende dal dopoguerra fino alla fine degli anni Sessanta, spesso provocati da motivazioni di carattere politico. Uno spartiacque di civiltà, insomma, un segno inequivocabile di una ratio politica in cui il Paese (e non solo i sindacati) potessero riconoscersi. Ecco cosa voleva significare le legge 300, che oggi (vi siete accorti?)  non si nomina piu' quasi per esorcizzarla ed evitare che possa provocare un moto di ribellione nell'animo della gente sentendo parlare di abolizione totale o parziale. 
Ora si cambia registro. I tempi sono mutati. La Marcegaglia da' ai sindacati l'appellativo di difensori di ladri e fannulloni e nessuno, nemmeno la Camusso, pensa di querelarla per diffamazione  piu' che gratuita. Incredibile! Vorrei chiedere alla Marcegaglia chi ha difeso tanti imprenditori disonesti giunti nel Mezzogiorno prevalentemente dal Nord, che  hanno rubato i finanziamenti dell'art. 32 della legge 219, la legge per la ricostruzione nelle aree colpite dal disastroso sisma del 1980 della Basilicata e dell'Irpinia. Disonesta' diffusa e dilagante, ma alla quale non si fa neppure cenno.
Certo, questa e' parentesi chiusa. Ora per i licenziati di Melfi si prepara nuova carta bollata, si scrivono i ricorsi da presentare. Si rimette in moto la macchina legale in attesa del pronunciamento della Suprema Corte. Cosa accadra'? Difficile dirlo. Il Presidente Napolitano invito'  la Fiat a  ottemperare alla sentenza di primo grado che reintegrava i tre licenziati nello stabilimento di Melfi. Un dovere nei confronti della legge, davanti alla quale siamo tutti uguali, imprenditori e non. Speriamo che quel monito non cada nel nulla. Almeno questo! Intanto i tre operai sono stati invitati a non salire a bordo. Per loro non c'è posto. Altro che!

sabato 18 febbraio 2012

PER UNA FARFALLINA IN PIU'...



Lo spacco alla gonna di Belen mette il Festival di San Remo a soqquadro. O, meglio, mette la critica a soqquadro con un mucchio di moralisti e perbenisti pronti a vendicare certi sgarbi fatti da Celentano, e attributi magari a Morandi. Se non proprio al festival. O a chissa' chi?. 
Con una lettera aperta al conduttore di San Remo  il blog 27esima ora dice che il Festival 2012 per questo e' indietro rispetto al Paese, accusando la kermesse di avere un impianto vecchio, non attuale, di essere volgare (e 'scritto tra le righe, anche se non vien detto esplicitamente). Insomma una specie di fallimento programmato. 
Possibile che ci si scandalizzi a tal punto? E per così poco? La farfallina dipinta o vera crea insomma scompiglio. Eccome. 
La volgarità certo non può essere approvata. Le cose di cattivo gusto non vanno sostenute non certo per amore di moralismo, quanto per decenza. Il sostantivo decenza proviene infatti dal verbo latino decet, vale a dire si addice. E' idoneo. E' adatto e via discorrendo. 
Il festival e' in ogni caso una competizione tra artisti, tra gente che si proclama libera, non certo per sbeffeggiare la morale corrente, quanto per non essere conformista. Non allineato. Una battuta , d'accordo, sara' anche frizzante ma non esageriamo. Anche i bambini sanno che si dice farfallina amorevolmente, delicatamente. Senza turpiloquio che e' cosa diversa. 
Se il festival e' caduto nella volgarita' anche Rocco Papaleo e' da considerarsi volgare per aver detto merda  e minchiate con vera disinvoltura. Come si dice pane e vino. Giorno e notte! Insomma semplicemente, con un atteggiamento del tutto normale. 
Strano, ci si scandalizza per una farfallina o per le "aperture" di Belen. Ma quanti sono disponibili a scandalizzarsi per molto e molto altro? Ad esempio: per quel mare di corruzione dilagante che proprio nei giorni del Festival la Corte dei Conti ha denunciato e non certo a denti stretti, ma a gran voce, in questa Italia che spesso naviga a vista! L'Italia di Mani pulite, quella di venti anni fa e quella di oggi.  Bene, allora direi scandalizziamoci  tutti per questo. Ma davvero tutti....

domenica 12 febbraio 2012

LA "SCIENZA UFFICIALE" FRENA LA RICERCA: IL CASO DELLA SCLEROSI MULTIPLA

2,7 milioni di euro per finanziare la sperimentazione su un intervento di angioplastica che finora, a detta di molti pazienti, ha contribuito a migliorare nettamente la condizione di tante persone affette da sclerosi multipla. 
Protagonista di uno sforzo, davvero senza molti precedenti,  la Regione Emilia Romagna che ha messo a disposizione la somma di tutto rilievo, anche per altre regioni italiane, con l'intento di valorizzare la scoperta di un gruppo di studiosi. Di cosa si tratta? Questi medici basandosi sui risultati finora conseguiti, ritengono che un intervento di angioplastica sulla giugulare stia facendo migliorare in maniera sensibile la situazione di un numero rilevante di pazienti affetti dalla malattia. I risultati non sono da sottovalutare, informa un articolo scientifico pubblicato dal Corriere.it che ha messo in onda anche una serie di interviste a chi è affetto dalla patologia per sottolineare che non si tratta di una burla, di un inganno per fare soldi e meno che mai di una presa in giro da parte di un gruppo di operatori sanitari in cerca di notorieta'. Secondo il quotidiano on line la scoperta e' nata dalla constatazione di una serie di malformazioni alle arterie nei malati di sclerosi multipla.
Come era prevedibile, si oppongono a questa iniziativa i soliti ambienti ufficiali, detentori della scienza, gli unici titolati a dire si o no a quello che si fa in campo medico sulla pelle dei malati. 

Dal punto di vista etico questa opposizione netta e tracotante non ha molto senso. Una volta accertato che i ricercatori non sono dei cialtroni o dei venditori di fumo, ma persone che operano in strutture pubbliche nell'esclusivo interesse dei malati, e' il caso di assecondare questo sforzo che sta aprendo orizzonti imprevedibili al trattamento di una malattia con pesanti conseguenze sociali. Certo qualcuno vede vacillare la propria poltrona, il senso del primato in campo medico. Vede messa in forse quella "maesta' scientifica" spesso legata a mucchi di interessi e a scelte utilitaristiche. E di precedenti in tal senso ce ne sono fin troppi. 
La regione Emilia Romagna sta dando prova di una straordinaria sensibilità. Assecondare questo sforzo è un dovere, se non altro in ossequio a tante persone che  testimoniano la validità dell'intervento di angioplastica mettendo in prima linea la loro personale esperienza. Un dovere per la società e non solo per chi ha in casa un ammalato destinato a peggiorare giorno dopo giorno. Un esempio di solidarietà che non può venir meno, se si vuole evitare peraltro che ci siano un centro e una periferia della scienza e della ricerca, soprattutto.
Verrebbe da proporre che anche la Basilicata, con i fondi del petrolio e altre risorse, possa collaborare a questo progetto che libera oltretutto la ricerca da lacci e laccioli imposti dall'autorita costituita. Costituita entro certi limiti, poiché davanti ai risultati  nessuno puo' opporsi. Nessuno può frenare. Nessuno ha il diritto di far prevalere logiche baronali sul dinamismo  della medicina e sulla sua capacita' di sfondare finanche barriere che sembravano insormontabili. Sia chiaro: ferma restando la possibilità di accertare fino in fondo la qualità dell' impegno  oltre ad una verifica degli obiettivi di chi lavora in questo delicato settore.
Non dimentichiamo, in ogni caso, la scelta di tanti giovani medici italiani costretti ad emigrare all'estero per non accettare veti incrociati e dictat di ambienti ufficiali e di baroni ostinati a non vedersi superare da chi studia con competenza e dedizione. Un problema antico, questo, destinato a ripresentarsi ogni volta che si discute di scienza e di progresso. Un campo minato,  difficile da sottrarre al monopolio di chi non rinuncia alla sua personale autorità. E di precedenti ce ne sono davvero tanti.

                                                      Rocco de Rosa

lunedì 6 febbraio 2012

A SCUOLA DI COMUNICAZIONE DALL'ENI

Il centro olio di Viggiano (Pz) Foto Rocco de Rosa
Non solo petrolio. Non solo gas. L'ENI conferma la sua vocazione a rappresentare un punto cardine di riferimento nel quadro delle relazioni  internazionali e dei rapporti con stati e governi di tutto il mondo. Oltre che con regioni, comuni e varie realtà presenti sul territorio italiano. 
"Niente di piu' facile, niente di piu' difficile" e' il titolo di un volume in questi giorni in libreria. Due gli autori: Gianni Di Giovanni, capo ufficio stampa a San Donato Milanese (il quartier generale dell'ENI) e Stefano Lucchini direttore della comunicazione.
Un libro che si presenta come un vademecum per chi vuole comunicare. In realtà si tratta di  una finestra aperta sull'universo ENI, sul modo di fare comunicazione, e sui criteri alla base di un dialogo che dura da decenni con interlocutori facili e difficili. Con personaggi dell' alta finanza e delle banche, con gli Stati  Esteri, spesso un ostacolo non semplice da affrontare per l'instabilità politica e le frange di terrorismo che impongono non di rado regole ferree e situazioni problematiche a chi ha a che fare con il petrolio. 
Per capire questo libro bisogna sapersi orientare nel labirinto di San Donato, dove la causa del petrolio dispone di uomini e intelligenze pronti a dare il meglio di se' stessi pur di conquistare obiettivi aziendali considerati irrinunciabili. Uomini e donne che lavorano anche dodici ore al giorno e forse piu'. Personaggi spesso sconosciuti ma che si sacrificano con disponibilità e slancio senza mai invocare regole sindacali o norme a tutela di questo o quel diritto. Un mondo ricco e tutto da scoprire, per quanto non sia facile sapere e conoscere a certi livelli. 
Quanto agli autori, Gianni Di Giovanni, ottimo collega con lo sguardo rivolto h24 ai compiti dell'ufficio che dirige, alle relazioni con la stampa e la Tv, al buon nome del cane a sei zampe, mi riporta alla mente il mio professore, suo omonimo, di Filosofia Morale ai tempi dell'università, e al corso su Herbert Marcuse "Ragione e rivoluzione" . In fondo, se vogliamo, anche l'ENI e' ragione e rivoluzione: ragione nello sfruttamento del sottosuolo. Rivoluzione per i profondi cambiamenti sociali che il petrolio determina, in tutto il mondo. 
Ma la vera mente pensante, anzi il Deus ex machina, e' Stefano Lucchini, braccio destro di Paolo Scaroni nelle scelte dell'ENI in uno scacchiere internazionale. Uomo di profonda cultura finanziaria, approdato a ENI da Banca Intesa, un altro colosso, con collegamenti con varie realtà economiche e culturali e molti apprezzamenti in ambienti cattolici di altissimo livello. In Vaticano non c'è porporato che non lo conosca, se non personalmente almeno di nome e di fama. Per non parlare del suo interminabile curriculum vitae che gli consentirebbe (qualora fosse disoccupato, ipotesi a dir poco lunare...) di entrare in ogni luogo senza neppure interpellare il dg o il capo del personale. E meno che mai il Presidente del CdA. 
Lucchini e' di quei personaggi che non finiscono di sorprendere: avere la fortuna di varcare le soglie del suo studio e' un privilegio per pochi. 
Ma il dato di fondo, considerata la portata degli autori del libro, rimane il carattere politico della comunicazione ENI nella sua proiezione verso mondi e realtà di un peso  che sfugge a chi non abita a San Donato milanese. Cosa rappresenta il petrolio a livello planetario, quali interessi mette insieme e quali scelte riesce a scongiurare. A esorcizzare. A neutralizzare. Ecco la questione che il libro pone, direttamente o indirettamente. Sarebbe utile, anzi necessaria pertanto, una seconda edizione che possa affrontare argomenti  di questo genere in un'ottica di confronto esplicito con l'opinione pubblica e la politica. Con quella che viene definita (con un termine superato ormai) la società civile abilitata a sapere e ad essere soprattutto informata. 

Per ora gli autori dovranno ritenersi soddisfatti per aver pensato a un'opera del genere, ai tempi di Leonardo Sinisgalli assolutamente fuori da ogni programma industriale e da ogni logica di società del livello di ENI.
                                                  Rocco de Rosa 

domenica 29 gennaio 2012

PAPALEO DA FAZIO ANTICIPA SAN REMO

Rocco Papaleo - foto di Rocco de Rosa
Finalmente un attore va in televisione e non si vergogna di dire: sono della Basilicata. Indovinate chi e'? E' Rocco Papaleo, lucano DOC, divertente, scanzonato, e pungente. Soprattutto pungente, anzi tagliente. 
La trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio lo tiene a battesimo in vista dell'appuntamento di San Remo che attende Rocco alla prova. Affianchera' (come sa bene tutto il mondo, ormai) uno come Gianni Morandi, il famoso cantante di Non son degno di te, splendido disco in vinile degli anni Sessanta in cui Gianni confessava: "non ti merito piu' " in un tripudio musicale dell'orchestra. Altri tempi, altre confessioni! Altri cantanti. 
Ma oggi Rocco Papaleo dimostrerà che il tempo non passa invano. Che un attore come lui puo' parlare al Paese con la sua verve di lucano, la sua carica ironica, la sua bella e spregiudicata capacita' di leggere gli eventi e di leggerli per gli altri, in un momento in cui il Paese e' tormentato da una crisi che sembra non promettere nulla di buono e rattrista inevitabilmente la gente. 
Sono sicuro che Rocco Papaleo non portera' sul palcoscenico di San Remo chiacchiere o divagazioni banali per distrarre la gente dai problemi del giorno per giorno. Ma porterà quel modo di essere e di pensare che c'e' dentro un gioiellino come Basilicata coast to coast, il film nato dalla considerazione che una terra così importante per il suo passato e il suo presente non e' riuscita finora a sfondare. Anzi rimane sempre più nell'ombra e nel silenzio, sotto lo sguardo distratto di chi non si e' accorto che il più grande serbatoio di petrolio in terra ferma in Europa non ha voce in capitolo. Questa terra e' la Basilicata appunto. Vi sembra giusto? 
Personalmente sono convinto che il Rocco Papaleo di San Remo 2012 farà quello che tanti politici inetti e ignoranti, ma forse anche corrotti, non hanno saputo fare finora. E la Basilicata continua a pagarne le spese. Nonostante la sua generosità e quella dei suoi abitanti, non c'e' davvero nessuno che si faccia un esame di coscienza per dare una marcia in più a questa terra abbandonata e dimenticata da tutti. Dimenticata finanche dal Paese che l'ha conosciuta si e no per il terremoto dell' 80,  noto come il terremoto dell'Irpinia, ironia della sorte... Questo non  e' vittimismo. Ma e' solo un questione di giustizia. 
E certamente Papaleo sapra' fare giustizia, con il suo temperamento aspro e intollerante, non solo sulla scena. Ma autentico come le cose della sua terra. 
 In bocca al lupo, Rocco! Vedrai, la Basilicata ne uscira' bene. Prima o poi. E il merito sara' soltanto tuo. Ci puoi contare! 

                                                                                           Rocco de Rosa

lunedì 23 gennaio 2012

LA NAVE ITALIA

L'immagine della Costa Concordia,  piu' che adagiata su di un fianco, sconfitta e battuta come un gigante che sembrava invincibile ma in realta' non lo era, da' una terribile sensazione d'impotenza. E, dato il momento, richiama alla mente la navigazione della nave Italia in un mare in tempesta che non lascia presagire ne' schiarite, ne' un cambiamento della direzione del vento. 
Liberalizzazioni e semplificazioni per battere la crisi, mentre la lotta agli evasori, fin troppo noti, segna il passo. Frattanto gli  indicatori d'inizio anno rimangono ancora attuali.Sarà utile ricordarli per grandi linee. 
Confindustria prevede per il 2012 una caduta del reddito dell'1,6 per cento a fronte di previsioni ufficiali che parlano di una perdita del 2 per cento. 
Il decreto "salva Italia" ha portato la pressione fiscale a un massimo storico: il 45 per cento. La povertà delle famiglie è peggiorata rispetto a venti anni fa. Un dato che crea sconforto e smarrimento. 
Al primo gennaio 2012 risultavano complessivamente 300 mila  i dipendenti coinvolti nelle 230 crisi aziendali che il Ministero dello sviluppo era chiamato ad affrontare a inizio anno. Crisi destinate a moltiplicarsi, nel giro di poche settimane. 
Questi soltanto alcuni dei dati di spicco. 
Il fronte dell'energia diventa sempre più un indicatore di rilievo. Le accise incalzano e i prezzi dei carburanti sono alle stelle. Addirittura insopportabili per chi deve spendere un migliaio di euro per fare un pieno di gasolio, da rifare magari nella stessa giornata. 
C'è un dato non marginale, tutt'altro. .Il Paese ignora che nella vicenda energetica la Basilicata ha un ruolo determinante. Un ruolo di primo piano che nessuno sottolinea. Dovrebbe essere una regione leader, addirittura, mentre e' sconosciuta e ignorata. E ' il più grande serbatoio di petrolio in terra ferma in tutta Europa. Ma nessuno appunto sembra rendersi conto. O, meglio, non avere alcun interesse a rendersi conto. Il che e' peggio! Ma la vicenda del petrolio non e' poca cosa, men che mai in Basilicata. Miliardi di euro incassati dalle compagnie, cifre  da capogiro per i milioni di barili finora estratti dal sottosuolo della Val d'Agri e altri miliardi  per quelli da estrarre ancora. Dove sono finiti? Dove finiranno? Chi trarra' benefici, a parte le royalties del petrolio? Tutti buchi neri ancora da chiarire. 
Non credo che la Basilicata abbia voglia di stare a guardare. Ovvio! La Regione e' percorsa intanto da una crisi politica  tutt'altro che di facciata. Settori cardine come l'agricoltura chiedono risposte precise che finora, in questa legislatura, non hanno ottenuto nemmeno per sogno.  E c'è naturalmente tutta la macchina del governo locale da far marciare con dinamismo e capacita' corrispondenti ai bisogni del momento e al cervello dei lucani, che certo non sono da meno rispetto agli abitanti di altre regioni.. . Non e' un luogo comune. 

Il tema di fondo riguarda la possibilità di dare a questa terra del Sud, stracolma di ricchezze, un governo adeguato in tutto e per tutto alla posta in gioco. Non si tratta di mettere cervelloni o professoroni a reggere il timone della barca, quanto persone preparate e capaci che rivelino anzitutto onestà intellettuale, indipendenza rispetto a interessi corporativi e sufficiente buon senso, con una notevole capacità di programmare l'uso delle risorse, sapendo bene che la delicatezza del momento si salda alla complessità del quadro nazionale e alle tante difficoltà derivanti dal sistema Europa.A questo punto, ritengo, forse non sarebbe male uno scatto d'orgoglio da parte delle popolazioni della Basilicata,, con giusta determinazione e con una briciola di realismo e concretezza.. A questo proposito mi piace ricordare l'adesivo distrbuito  ai tempi del deposito di scorie che doveva sorgere a Scanzano. "Orgoglioso di essere lucano!" Un adesivo che diceva davvero tanto. Forse sarebbe il caso di stamparne molti altri. Tanti e tanti, da distribuire ovunque, non solo in Italia, se necessario, per far conoscere di cosa questa regione è capace, indipendentemente da forme inutili di campanile e lontano da qualunque arroccamento.                     Rocco De Rosa

lunedì 9 gennaio 2012

SILENZI E BUCHI NERI IN QUESTO 2012

Tanti punti oscuri caratterizzano questo inizio del 2012. Un'inchiesta, Toghe lucane, sembra avere al suo interno la forza distruttrice di un enorme petardo, di quelli che hanno fatto stragi nei diversi Capodanno. Ma, nonostante la portata delle accuse, stranamente questa  indagine registra il massimo dell'indifferenza e un silenzio talmente assurdo da risultare quasi uscita dalla penna di un romanziere, anziché essere una vera e propria inchiesta della Magistratura. Quella di Catanzaro. 
Non è tutto. Nel bel mezzo delle indagini il magistrato al centro dell'attenzione degli ambienti giudiziari riceve il plauso del CSM e scrive delle note di commento su un quotidiano, nella stessa pagina in cui si parla di lui, a seguito dell'inchiesta, appunto. I lettori, a suo dire, lo fermano per strada come accade per i vip o per i personaggi di spicco dello spettacolo. E magari gli chiedono un autografo, si compiacciono per la sua brillante carriera giornalistica. Gli dicono di andare a fondo con gli argomenti trattati e di affrontarne altri, giacche' la sua penna ha davvero dell'eccezionale! Cresce insomma la sua popolarità e chissà che non dia quanto prima frutti insperati, in barba all'inchiesta in corso, in cui ce n'è davvero per tutti i gusti...con il coinvolgimento  più o meno diretto di vari esponenti delle forze dell'ordine, di personaggi di spicco, di nomi che pesano e contano della politica e dell'antipolitica. 
Non c'e' in ogni caso da stupirsi se si pensa che ben altri  terremoti giudiziari si sono risolti in altrettante bolle di sapone. C'e' da stare allegri, ovviamente!  

Sempre a proposito dei buchi neri, è sotto gli occhi di tutti l'indagine per l'accertamento di eventuali, possibili responsabilità per la triste vicenda di Elisa Claps, la studentessa potentina il cui corpo e' stato rinvenuto 17 anni dopo l'omicidio, nel sottotetto della chiesa della Trinita', a Potenza. Si tratterebbe di appurare chi ha coperto eventualmente l'assassino, chi ha depistato le indagini ecc. ecc. Chi si e' prodigato con molto altruismo e imprevedibile generosita' perché la verità non venisse mai a galla. Tante volte sembrava essere a un passo dalla svolta, se il silenzio assoluto non avesse coperto ogni cosa. Silenzio anche a livello di grande stampa, di media nazionali. E di magistratura, s'intende. Non ne parla più nemmeno "Chi l'ha visto?" la popolare trasmissione di Federica Sciarelli, che ha avuto il merito di aver condotto per diciassette lunghi anni una sacrosanta campagna per Elisa. 
Siamo nel Sud, commenta qualcuno con la solita abitudine alla rassegnazione. E per giunta siamo in Basilicata. 
Un'ultima cosa, anche questa oscura e inspiegabile. La Basilicata e' il primo produttore di greggio in terra ferma in Europa. Ma sembra, (anzi e' proprio così) che nessuno se ne voglia accorgere in Italia.Tutto tace, anche il prof. Monti. Certo il premier non si occupa di petrolio, se non per le accise. E' quanto dire!

                                              Rocco De Rosa