giovedì 30 luglio 2015
CARMELA, DECORATRICE D'ECCEZIONE
Decorate con arte, scelte con passione tra le mani di tante modelle non solo della Val d'Agri, ma di diverse localitá italiane, in modo da trovare un "prodotto" che si addica alla donna capace di sfoggiarle con stile: unghie d'autrice, insomma.
Suscitare la competizione tra ragazze è naturalmente un terreno fertile. Particolarmente indicato per chi si propone a tutti i livelli e desidera scendere in campo facendo leva sul fascino, misterioso e struggente, legato all'immagine donna.
L'autrice di queste decorazioni è Carmela, giovane signora di Pergola, una frazione di Marsiconuovo, in Basilicata, nel cuore del Parco nazionale dell'Appennino dove non manca la voglia di fare davvero le cose alla grande.
La sua non è una bottega artigiana, ma una sorta di laboratorio ambulante in cui si studiano i colori, si selezionano i materiali da usare, si stabilisce la corrispondenza tra il risultato finale e la personalità della ragazza che dovrà fregiarsi di questi "dipinti" come se fossero addirittura dei gioielli da indossare con orgoglio.
Carmela, dunque, un'artista? Se decorare significa fare appello alla creatività mi sembra più che logico definirla un'artista che per giunta percorre l'Italia in lungo e in largo, legata com'è al suo lavoro, che le sta procurando molta notorietá. E anche non pochi consensi.
Da Bologna a Milano per trovare risposte adeguate alla sua passione, dalla quale trae sin da ora vantaggi non certo irrisori. Basti vedere oggi quante donne si rivolgono a Carmela per una decorazione non usuale, in tante circostanze. Contente di essere ospiti del suo atelier, un luogo di prestigio per quanto ubicato in una periferia se vogliamo anonima, ma non certo insignificante.
Una passione coltivata da tempo, quella di Carmela, che ritiene la sua un'arte senza tempo indipendentemente da dove si risiede e si lavora. Insomma non c'è bisogno di abitare a Milano per fare cose importanti. E non occorre una clientela d'élite per lavorare a certi livelli.
Una lucana che si presenta al pubblico italiano con il suo genio non mi sembra oltretutto cosa da poco. Proporrò al Presidente del Parco nazionale dell'Appennino, Totaro, di dedicare un incontro, magari una serata a Carmela per mostrare in diretta le sue decorazioni. Per far vedere come nasce la sua arte, magari accompagnata da alcuni brani musicali, in un'atmosfera particolare. Sarebbe una bella serata d'agosto a tu per tu con una decoratrice d'eccezione. Non è forse un'idea?
lunedì 27 luglio 2015
OCCORRE CAMBIARE IL PD. È IL PROGETTO DI ROBERTO SPERANZA A TU PER TU CON GLI ELETTORI DI POTENZA
Roberto Speranza (foto R. De Rosa)
Non mi era mai capitato di sentir pronunciare ad un politico, del livello di Roberto Speranza, la parola umiltá. O, meglio, di sentir dire con molta passione e con un forte interesse che il PD prima di tutto deve dar prova di umiltà. In che modo? Instaurando rapporti autentici con i cittadini elettori, cambiando modo di essere. Fondando, insomma, su nuove basi il nesso ineludibile che deve collegare appunto la politica agli interessi della gente.
Ė stato come un ritorno a casa l'incontro di Speranza con i suoi concittadini e gli elettori di quel Partito democratico tutto da rifondare su nuove basi. Quasi a voler significare che la sua presenza nella città "dissestata" deve essere intesa come un segno tangibile di una volontá che rompe con il passato e con i vecchi schemi di una politica verticistica che certo non ha dimostrato di essere in grado di fare grandi cose. Tutt'altro.
Lo ha accolto l'antica Piazza Duca della Verdura, nel cuore di Potenza, di fronte alla tormentata chiesa della Trinità, nota alle cronache nazionali per il ritrovamento dei resti di Elisa Claps .
Al suo arrivo, Roberto Speranza ha trovato una piazza stracolma, un salotto gremito con tanta gente interessata a sentire questo potentino illustre proclamarsi davanti a tutti come il portatore di un rinnovamento vero. Non una farsa. Un rinnovamento che dia ai giovani segnali precisi e dimostri quanta inadeguatezza domina certi successi di Grillini, Lega e Forza Italia.
Un patto con la gente, alla quale promette tutto il suo personale impegno nella direzione di una politica del radicale rinnovamento.
"Questo partito così com'è non mi piace" non esita a dire Roberto, come lo chiamano i suoi amici ed i tanti estimatori che gli hanno dimostrato simpatia e condivisione. Anche questo un segnale da non sottovalutare. Soprattutto una grande dimostrazione di fiducia, in un momento in cui il distacco dalla politica e quella evidente disaffezione della gente, stanno davvero dilagando nel Paese, non solo al Sud.
Un partito che non gli piace per il modo con cui è governato. Non gli piace perché Renzi, in fondo, segue altre strade, forse con un orgoglio smisurato. Forse con un eccesso di sicurezza. Un partito che non si è mostrato capace di dialogare con docenti e studenti per le vicende della "buona scuola". "Per questo, aggiunge Speranza, ho preferito lasciare l'incarico prestigioso di capogruppo alla Camera dei parlamentari del PD." Non m'interessa il gioco delle poltrone.
Bella occasione, in definitiva. In cui è stato piacevole sentir raccontare certa politica e parlare dei propositi. Delle attese.
Quando alla fine, tra abbracci e baci, chiedo a Roberto Speranza che differenza c'è tra la Basilicata e l'Italia ecco cosa mi risponde: "secondo me la Basilicata è una regione in cui il PD può essere realmente unito, in cui la leadership del partito può costruire l'unitá, a differenza di quanto accade altrove."
Allora lei è fiducioso che si possa cambiare?
"Assolutamente si, si deve cambiare"
domenica 26 luglio 2015
AURELIO PACE: "OCCORRE UNA VERA UNITÁ ISTITUZIONALE CONTRO IL DILAGARE DELLE TRIVELLE"
Aurelio Pace
Nello Jonio settentrionale ci sono 12 biospecie di assoluto interesse naturalistico che non esistono altrove. Il mare di Policoro, di Scanzano, il mare della Magna Grecia ha caratteristiche ineguagliabili che secondo gli esperti rappresenta una risorsa di grande valore, specie poi se rapportata al Bosco Pantano, ultimo baluardo di macchia costiera umida, un unicum assoluto che la ricerca petrolifera e l'utilizzo di piattaforme al largo esporrebbero ad un rischio notevole, con ingenti danni per il turismo. Secondo stime attendibili sarebbe un processo senza ritorno.
Mentre si prepara un nuovo vertice al Ministero dello Sviluppo economico per mercoledì 29 luglio, in questi giorni diversi comuni della costa jonica , lucani e calabresi, presenteranno nelle rispettive giunte le delibere di opposizione alla richiesta delle compagnie petrolifere di avviare le ricerche in mare di idrocarburi. Un tentativo per difendere il territorio e salvaguardare a denti stretti le peculiarità dell'area. Non solo. Il primo cittadino di Policoro, Rocco Leone, chiede che l'intera zona del litorale jonico sia ulteriormente salvaguardata con una fascia di protezione delle specie marine da Gallipoli a Capo Spartivento. Come del resto accade a Genova dove è stata istituita una zona di salvaguardia dei cetacei.
Intanto non si ferma per un istante la protesta dei centri rivieraschi dell'arco jonico, mentre si valutano le diverse ipotesi di opposizione alle scelte ministeriali. Tra queste c'è la proposta di un referendum che viene tuttavia considerata non praticabile perchè legata a tempi lunghi e di non facile attuazione: il che finirebbe per assecondare le compagnie petrolifere in lotta con il tempo, per battere le oscillazioni di mercato del greggio e garantirsi quote di prodotto significative.
Si parla dunque di referendum. Ma tutti sanno che l'ipotesi, per quanto affascinante (dare voce alla gente) risulta impraticabile, appunto. Cinque regioni coinvolte per un referendum su temi locali. Un bel punto interrogativo.
Evitarlo significa dare impulso alla capacità degli enti locali di difendere il territorio. E non è poco sotto il profilo politico, anzitutto.
Intanto su questo tema scende in campo Aurelio Pace Coordinatore nazionale e capogruppo in consiglio regionale dei Popolari per l'Italia.
"Credo nella posizione di chi vuole creare un focus permanente sulla questione petrolio.
Il referendum così come impostato è uno strumento importante ma non utile per raggiungere il risultato che si vuole, poichè interessando cinque regioni dovrebbe raggiungere un quorum. Ritengo, invece, insostituibile il tavolo della negoziazione con il Governo nazionale, con una grande unitá istituzionale che dobbiamo alimentare rispetto alle tre regioni rappresentate a Policoro dai sindaci, recuperando la presenza del popolo che è mancata a Policoro. E' senz'altro la via maestra.
Il referendum è dunque un argomento debole, sicuramente propagandistico e difficilmente applicabile."
giovedì 23 luglio 2015
MARCELLO PITTELLA: ABBIAMO DETTO TRE NO AL GOVERNO, ORA CI DEBBONO ASCOLTARE
Marcello Pittella
Il Governatore della Basilicata, Marcello Pittella, non ha dubbi: l'unitá tra il popolo e le istituzioni è assolutamente necessaria per far valere le richieste dei lucani sui temi del petrolio e dell'ambiente, più in generale. Per fare in modo che il governo Renzi non consideri il territorio lucano una fetta d'Italia di cui si possa liberamente disporre, come una servitù senza limiti, oltre ogni ragionevole possibilità. Aggiungerei oltre ogni decenza.
Certo, doverlo precisare significa riconoscere, in ogni caso, una fragilità strutturale di una realtà geografica per la quale, nei decenni scorsi, non sono state messe in atto politiche in difesa del peso di questa regione del Sud, da sempre collegata (starei per dire asservita) a interessi ben più importanti. Che hanno radici non certamente recenti.
La Lombardia, ma nemmeno la Toscana o l'Umbria, avvertirebbero l'esigenza di dover trovare la necessaria unità del popolo e delle istituzioni per imporre una linea sacrosanta e ineccepibile legata alla sovranità del territorio e al rispetto di regole attinenti alla salvaguardia di certi equilibri ambientali e della salute. Mi sembra fin troppo ovvio.
Oggi la Basilicata invece si spacca: da un lato le istituzioni, dall'altro pezzi di rappresentanze del mondo politico ambientalista che contestano a loro volta soprattutto la condotta della Regione.
Beninteso: nulla da eccepire in ordine a una linea di forte presa di coscienza dei temi in campo che potrebbe, anzi dovrebbe tradursi, in un dialogo costante con i livelli decisionali locali. Non vi sono altre scelte. Del resto Scanzano insegna.
Sicchè a questo punto, di fronte alla possibilitá di ricorrere finanche al referendum abrogativo di alcuni articoli (operazione tuttavia complessa e lunga, dagli esiti non scontati, proprio perchè proiettati in un futuro non vicino), la questione dominante rimane una sola. In che modo è possibile costruire una unità reale, non di facciata, tra il popolo lucano e le istituzioni che lo rappresentano. Ecco cosa risponde il Presidente della Regione, Marcello Pittella.
"Senz'altro si, se le istituzioni mettono in campo una operazione verità, non solo nelle cose che dicono ma anche negli atti che producono e se si evitano da tutte le parti strumentalizzazioni, mistificazioni e falsitá, questa unitá sarebbe possibile raggiungerla.
Se noi consegnassimo all'opinione pubblica, giá stanca per altri motivi, una reale condizione di iniziativa politico amministrativa messa in campo dal governo regionale e da quello nazionale, noi avremmo riposte sicuramente più unificanti rispetto a una battaglia che ci deve vedere tutti protagonisti.
Abbiamo detto giá tre no. No alle trivelle in mare, no a una estrazione che vada oltre i 154 mila barili al giorno, stabiliti nel 1998, e no a un utilizzo del territorio oltre a quello già destinato alle estrazioni petrolifere.
Dopo questi tre no, dopo che li abbiamo reiterati per molto tempo, ratificati e confermati, tradotti anche in atti amministrativi di diniego, il tutto si deve tradurre in una posizione unitaria delle istituzioni e del popolo della Basilicata da far valere sul tavolo del Governo nazionale.
Non ci sono molte altre alternative, del resto."
venerdì 17 luglio 2015
LUCA BRAIA, SALVARE DAL BARATRO L'AGRICOLTURA
La parola d'ordine di Luca Braia è: cambiare passo, innovare. Fare dell'agricoltura il settore primario, in ogni senso. Lui ce la mette tutta, e si vede dal quadro che traccia in poco più di un'ora per spiegare il suo progetto. Lo attende un lavoro ciclopico, per giunta con mille difficoltà e tante preoccupazioni: anzitutto quella di dover restituire all'Europa qualcosa come 90 milioni di euro perchè in passato non si è riusciti a utilizzarli per mancanza di iniziative adeguate. Di progetti in vari settori. Cambiare dunque direzione di marcia, sostiene il neo assessore con un dinamismo che non tarda a far colpo su chi ascolta.
Nell'opera di generale cambiamento sono compresi anche i parchi, nazionali e non, ai quali Braia guarda come ad una opportunità di crescita delle aree interne. Ma non solo sbandierando uno slogan, quanto con l'impegno di chi mette mano.
"Le risorse economiche utilizzate finora nelle programmazioni europee che ci hanno preceduto non ci consentono un'agricoltura minimamente competitiva. Nonostante la spesa ingente, l'agricoltura della Basilicata non mostra il minimo segno di vitalitá.
Le criticità stanno in una pubblica amministrazione che non riesce a essere efficiente, perché per molto tempo non si è voluto mettere mano a un sistema che dava evidenti segnali di inadeguatezza. È dir poco!"
Assessore Braia, lei prende le redini in mano proprio nel momento in cui la programmazione 2007 - 2013 si conclude.
"Siamo in effetti alla fine del periodo. Il disimpegno che ho ereditato è ingente. Dovremo restituire oltre 90 milioni di euro perchè non si è fatto nulla in tanti settori, nel campo della valorizzazione, dello sviluppo rurale. 90 milioni di euro che non saranno resi disponibili in una serie di comparti. Gli agricoltori evidentemente non avranno la possibilità di usare queste risorse.
Il tema non è quanto non si è speso o si è speso. Ma la qualitá della spesa. Non sono stati fatti investimenti, è mancata una strategia interna. L'agricoltura deve essere settore primario in tutti i sensi perché deve riuscire a coinvolgere una serie di attività.
Dire agricoltura è dire tutto. Siamo in un laboratorio di produttività che coinvolge ambiti assai vasti. Tutto deve essere ricondotto a questo mondo. Tutte le programmazioni debbono essere coerenti con gli obiettivi che ci si è dati.
La spesa è stata inefficace. Ora bisogna affrontare un lavoro ciclopico. È il momento di buttarsi anima e corpo nel tentativo di innovare le dinamiche di espansione, avendo ben presente il concetto di una svolta reale assolutamente indispensabile. La centralità dell'agricoltura va riconosciuta e attuata."
A fronte di questo quadro, che non esito a definire allarmante, qual è oggi il destino delle grandi zone, a cominciare dal Metapontino.
"Le grandi zone, come il metapontino, mettono insieme sviluppo, turismo, mercati. Ortofrutta e vitivinicolo reggono bene sui mercati anche internazionali, nonostante i piccoli numeri. Ci sono organizzazioni che hanno in Basilicata e nel metapontino importanti aggregazioni di offerta, che consentono di intercettare mercati internazionali. Una opportunità da non perdere.
Le aree interne. Cosa accadrá per vaste zone che registrano situazioni di spopolamento e di abbandono, senza molti precedenti.
"Le aree interne scontano anzitutto la relazione petrolio - agricoltura, soprattutto in Val d'Agri. Finalmente abbiamo ottenuto il punto zero, almeno nelle zone di nuova estrazione di petrolio. Penso di avviare uno studio sui suoli interessati alle nuove estrazioni e di dare elementi di chiarezza all'acquirente, ma prima ancora ai produttori.
Sui suoli che sono interessati alle nuove coltivazioni petrolifere partirá un'analisi della realtá al momento. Il punto zero, come detto.
Gli studi epidemiologici non hanno mai preso in esame il tema del controllo sull'agricoltura, come elemento trainante. Ma un controllo non occasionale. Evidentemente!"
Riprendiamo il tema dei parchi. Si può premere perchè l'agricoltura nei parchi, e in quello dell'Appennino lucano soprattutto, sia davvero trainante?
"I parchi sono laboratori naturali, un punto qualificato di attenzione. Abbiamo 350 mila ettari di foreste che rappresentano un elemento trainante, a tutti i livelli.
Ho fatto un incontro con tutti parchi perché è in atto una misura che mette a disposizione delle aree protette oltre un milione e mezzo di euro che serviranno per avviare momenti di controllo e di valorizzazione. Insomma una nuova attenzione ai peositti, al biologico. Ma non solo. Modificare certi assetti mi sembra importante per avviare una diversa progettualità.
L'aspetto della produzione è assolutamente centrale."
Lei non parla solo delle cose da fare, ma anche dei metodi di lavoro da introdurre. A cosa si riferisce in particolare?
"Il tema della corresponsabilità è davvero il motore di tutto. Bisogna fare condivisione. Chiamo tutti, compresi i parchi a seguire questo criterio, con un rovesciamento delle dinamiche finora adottate, che si sono rivelate inutili e improduttive facendo correre il rischio di una perdita di quota inarrestabile.
Tutto deve avvenire in un quadro di generale partecipazione e di corresponsabilità.
Non posso replicare ciò che si è fatto in passato. Non posso stare a guardare. È necessario invertire la direzione di marcia. Per ora non vedo resistenze. Il tema della forestazione, ad esempio, è centrale a tutti gli effetti.
40 milioni di euro non sono più gestibili secondo criteri che non hanno prodotto nulla. Per giunta rischiamo di perdere questo denaro, se non si cambia metodo. Se non vengono riconosciuti questi soldi, peraltro per progetti già avviati, c'è da prenderli dal nostro bilancio, con tutto ciò che un fatto del genere comporta. Sicché sono obbligato a cambiare metodo, a gestire una emergenza che fa paura. Bisogna cambiare passo evidentemente e in modo energico.
Deve essere chiaro anche il ruolo del privato per far vivere il patrimonio esistente e migliorarlo.
350 mila ettari di foreste non sono pochi, ma richiedono una forte capacità di innovare, di programmare. Di determinare fatti significativi. Da questo dipende la Basilicata che vogliamo costruire per il futuro. Non siamo stati in grado di mettere a frutto per oltre trent'anni un enorme patrimonio di cui disponiamo. Necessariamente bisogna cambiare ora, sin dalle radici, non ci sono alternative possibili, pena un decadimento senza ritorno."
giovedì 16 luglio 2015
IL SINDACO DI VIGGIANO, CICALA: PER IL PETROLIO SI ANNUNCIA UNA BATTAGLIA INFINITA
La manifestazione di Policoro contro le piattaforme petrolifere nel mare Jonio non ha certo fornito una prova di unitá e di coesione tra il movimento popolare e le varie realtá istituzionali, capace magari di ergere una barriera, in questa Basilicata, contro un uso indiscriminato del suolo e del mare alla ricerca di ulteriori milioni di barili di greggio. Tutt'altro.
I contrasti e le spaccature hanno impresso un marchio di fragilità, fin troppo visibile, al mondo che si contrappone all'ipotesi di una Basilicata come terra al servizio esclusivo del petrolio e dei petrolieri.
Il Governatore Pittella non ha pensato su due volte prima di salire sul palco di Policoro e dire la sua sulla vicenda, pur duramente contestato, come previsto del resto. Mentre nulla è riuscito a esorcizzare le difformità di vedute tra le varie anime del movimento con i relativi distinguo.
Tanti i partecipanti a quella che viene definita una giornata di lotta, ma tante le assenze in alcuni casi annunciate, in altri no.
Lo stesso sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, fino alla vigilia non dava per scontata la sua presenza, che ha invece assicurato per rimarcare la sua posizione in sintonia con gli interessi delle popolazioni e con il principio secondo cui il petrolio non può e non deve frenare lo sviluppo.
"Ho partecipato alla manifestazione di Policoro sia perchè m'interessava dire No allo Sblocca Italia. Sia perchè ritengo incostituzionale le azioni del Governo, giacchè sono nella direzione dell'accentramento e non piuttosto nel senso del decentramento. Si tratta di materie importanti, come la difesa della salute e del territorio ma non solo, per le quali il confronto con le popolazioni e con le istituzioni locali è determinante. È imprescindibile. Si tratta di attuare la democrazia.
Peraltro il sindaco di Viggiano non è un sindaco petroliere, ma è un sindaco vicino alla gente e al territorio. Ai bisogni reali. Ecco perchè ho ritenuto essenziale essere presente a una manifestazione non da poco, che esprime forti tensioni, indiscutibilmente."
Le trivelle in mare, ma non solo. Tuttavia la manifestazione ha messo in risalto contrasti importanti proprio in seno al movimento che si batte contro la proliferaIone delle trivelle, appunto, non solo in mare.
"Ciò che mi ha deluso è che nella manifestazione di Policoro c'erano almeno sei o sette gruppi che contestavano tutti e tutto. Gruppi in contrasto tra loro, per giunta. Eppure tutti eravamo d'accordo a dire no a nuove trivellazioni, in mare o in terraferma. Non conta.
È mai possibile una cosa del genere? Ciò significa che siamo tutti alla mercè di interessi di bottega. E che questa enorme spaccatura, che non ha risparmiato davvero nessuno, appare una mano tesa a chi aspetta che il movimento popolare e istituzionale sia frantumato e inconcludente."
Come si spiega che ai tempi di Scanzano una babele del genere non si verificava? Anzi c'era il massimo della unitá e il più largo impegno, condiviso a tutti i livelli. Per questo vinsero i centomila.
"Certo, perchè c'era ben più consapevolezza nella gente e nei movimenti. C'era bisogno di fare fronte comune per esorcizzare il pericolo del deposito nazionale di scorie radioattive. E poi lo spirito era diverso. Si lottava contro un solo nemico, non contro tanti nemici, magari a stento individuabili. La gente arrivò preparata, sapeva bene perchè lottava. Ed era estremamente determinata, senza sbandamenti e senza indugi."
Oggi le cose stanno in modo diverso. Ma come finirá questa partita?
"È una battaglia infinita, così l'ho sempre definita e continuo a definirla. Una volta ci dobbiamo difendere dal Governo centrale, una volta dalle istituzioni, e poi dalle compagnie petrolifere che tentano in tutti i modi di far valere le loro richieste. Poi non c'è accordo tra noi, intendo noi che siamo dall'altra parte. Insomma una babele. Non ci sará un no secco per cui si blocca tutto in un certo lasso di tempo, o magari si raddoppiano le estrazioni di punto in bianco. Prevarrà a volte l'aspetto della sicurezza, a volte l'esigenza di contribuire alla bolletta energetica nazionale, a volte l'aspetto occupazionale, come è giá avvenuto. Insomma è una battaglia davvero infinita. Vedremo!"
martedì 14 luglio 2015
RINO CARDONE: DARE SPAZIO AL VOLONTARIATO
Alla presentazione delle linee guida dei Piani per i servizi sociali e sociosanitari hanno partecipato anche i rappresentanti del mondo del Volontariato. In particolare Imma Mele, Presidente dell'Assemblea Regionale del Volontariato, e Rino Cardone componente dell'Osservatorio Regionale.
Ecco quanto ha dichiarato il collega Cardone: “In questa qualità (e solo in questa qualità) sono intervenuto per portare la voce di oltre 700 organizzazioni non lucrative di utilità sociale che operano in Basilicata nei settori del sociale, del civile e del culturale.
Nel nostro intervento – prosegue la nota – abbiamo fatto rilevare che il Volontariato è pronto a confermare la sua collaborazione con i Piani sociale e con la la Pubblica amministrazione, a patto che ci sia un rapporto sano, che non speculi sull'attività solidaristica svolta dalle Onlus, che non fanno profitto economico ma puro volontariato. Abbiamo portato come buon esempio l'attività avviata con il garante per l'Infanzia e l'Adolescnza, il prof. Giuliano, volta a venire incontro ai fanciulli e alle fanciulle che versano in condizioni di disagio. Avremmo potuto portare come esempio l'attività che l'Associazione Optì Pobà conduce a Rifreddo nell'accoglienza dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Oltre all'iniziativa di numerose associazioni presenti in Basilicata tendente a contrastare il fenomeno del bullismo, del ciberbullismo e del gioco d'azzardo. Lo faremo, in ogni caso, con una lettera che l'Assessore regionale alle politiche sociali ci ha invitato a farle pervenire.
L'idea di fondo che vogliamo trasferire alla Pubblica Amministrazione è che il Mondo del volontariato deve entrare a pieno titolo nelle politiche per la persona. Esso deve essere citato apertamente nei Piani Intercomunali. Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale sono
un mondo a parte rispetto al “terzo settore” anche se nel pensiero comune ne fanno parte. Il Volontariato è tutt'altra cosa e non vuole entrare in competizione con il mondo delle cooperative e delle imprese sociali che attengono più propriamente ad ambiti lavorativi. Il mondo del Volontariato è il mondo dei “creativi culturali” nella accezione del Club di Budapest. Tanto l'assessore Franconi quanto il direttore dell'Istituto di Ricerche Sociali hanno mostrato di condividere le istanze del Volontariato pronto a fare la sua parte di comune accordo con i nove ambiti territoriali cui spetterà programmare, coordinare e gestirele buone pratiche della Pubblica amministrazione per dare piena dignità a tutti i cittadini che vivono in Basilicata, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di stato economico e pensiero politico. Questa è la nostra battaglia di affermazione di valori. Non ci sottrarremo a questo compito!”
Fin qui la nota di Rino Cardone. Si apre dunque un ampio dibattito sui temi del funzionamento della macchina del Sociale anche in campo lavorativo, con riferimento alle cooperative e alle molteplici attività imprenditoriali che si vanno delineando in un settore in netta crescita.
Ben venga dunque una precisa volontà di proposta, di scelta, di iniziativa che mi sembra contrapporsi al veto imposto dall'imprenditore che pretende il silenzio stampa, a proposito sia del Protocollo stipulato con il Comune di Sasso che delle molteplici attività legate al mondo delle cooperative per il recupero, il reinserimento, l'inclusione sociale come la definisce Ilaria Bavuso specialista in teatroterapia.
Il silenzio non paga, mi darà ragione la professoressa Flavia Franconi che ha mostrato uno straordinario impegno per far respirare a pieni polmoni il progetto delle nuove linee guida per i servizi sociali e sociosanitari.
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