Collimpiso, un sentiero irto verso tanti itinerari nel cuore di una realtà a dir poco struggente: la storia del Parco nazionale del Pollino, tra Calabria e Basilicata, è fatta di paesaggi imprevedibili e di realtà di una bellezza surreale ma anche di personaggi e di miti, di storie vissute.
Oggi, mentre il parco vive una stagione nuova e prova a voltare pagina con la nomina del commissario, Luigi Lirangi, la vicenda del Pollino si arricchisce di eventi, di narrazioni, di particolari che illustrano secoli di storia lungo i crinali dei monti e lungo le valli con intere generazioni testimoni di un tempo quasi infinito.
Collimpiso è il titolo del mio romanzo (Rubbettino editore) dalle lettere di un ufficiale francese, Duret De Tavel, che arrivò nel Pollino dopo avere attraversato l’Italia con i suoi uomini ed i suoi cavalli. Era il 7 dicembre del 1806, Duret fu accolto da una bufera di neve dopo giorni e giorni di viaggio estenuante e con l’unico obiettivo di spingersi fino a raggiungere i contrafforti della montagna, magica e misteriosa, che finì per trasformarlo da semplice militare in appassionato dei luoghi dove si compì la sua vera esistenza.
Un romanzo fatto di tappe non immaginarie, ma vere, in cui i luoghi hanno, come gli uomini, un loro protagonismo.
“Duret era arrivato nel Pollino per lasciarsi dominare da quella natura che si portava dentro di sé? Che fosse giunto con questo intento non è da escludere. Anzi appare abbastanza verosimile. Potrebbe essere proprio questo il suo disegno segreto. Era affascinato dalle forti nevicate come dal paesaggio aspro. Dal comportamento della gente e dalla ferocia di certi attentati.”
Le lettere inviate ai familiari in Francia da varie località della Calabria e della Basilicata documentano il passato dell’ufficiale, e testimoniano al tempo stesso la natura dei luoghi, le caratteristiche di una montagna che gli aveva spalancato le porte finendo per trasformarlo nel modo di essere e nella sua stessa personalità. Personaggio misterioso, Duret, ma non incomprensibile, forse arcano. Finanche a tratti chiuso nel suo mondo.
Il dipinto di Antonio Masini, sulla copertina del romanzo, ritrae l’uomo e il militare intento a proseguire nel suo lungo cammino, alla scoperta di una realtà che forse inconsapevolmente si portava dentro già da tempo.
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