sabato 26 luglio 2025

LA FRANA DI SENISE NON PUO' ESSERE DIMENTICATA



                                







Mille ragioni fanno di questo tragico evento di 39 anni fa il fiore all’occhiello di una stagione che continua tuttora a rappresentare un monito per il Paese. Un forte elemento di richiamo.

Non solo per gli otto morti, un duro bilancio di un evento tra i più pesanti che l’Italia ricordi. Quanto per gli scenari che la frana aprì davanti agli occhi di studiosi, geologi, esperti delle politiche per il territorio.

Il collasso della collina Timpone con le case ridotte in macerie in pochi istanti, in quella livida alba del 26 luglio 1986, è un avvenimento destinato a far riflettere, come sostennero 39 anni fa studiosi di diverse università italiane, di Bari, anzitutto ma anche della Basilicata. 

In quei giorni Senise era al centro di una qualificata attenzione, grazie anche ai media e al lavoro che TG e Giornali radio RAI andarono svolgendo con lo scopo di far risaltare l’entità dell’accaduto e il monito derivante da una disgrazia come quella della frana, frutto di sottovalutazione, di incuria, di scarso rispetto per il territorio. Di tutto questo insieme.

All’epoca Senise apparve una sorta di laboratorio sui temi più scottanti legati alla gestione dell’ambiente, al mantenimento di certi equilibri dell’ecosistema. Quella sciagura poteva essere evitata? Indubbiamente, se soltanto qualcuno avesse attribuito alle politiche per la tutela dell'ambiente il giusto valore.

La vicenda è andata smorzandosi anno dopo anno fino a diventare pura routine, se non insignificante. Conseguenze gravissime di mancanza di attenzione per il suolo e per ciò che esso rappresenta per la comunità civile. Per le istituzioni, anzitutto, sarà utile non dimenticarlo.    


mercoledì 23 luglio 2025

I BAMBINI DI Gaza



                       


           

Sono vittime speciali, non solo di una guerra assurda e ingiusta, ma della fame che uccide ogni giorno nell’indifferenza generale di un mondo interessato ai dazi, alla ricchezza, al predominio.

Giorni, mesi di guerra provocano denutrizione, abbandono, perenne carenza di cibo mentre qualche rara voce fa notare che prima erano cinquecento ogni giorno i camion che entravano dalle frontiere per i rifornimenti mentre ora sono molto meno. 

La morte arriva dopo mesi di stenti, mentre i corpi sono ridotti a delle larve umane senza respiro che evitano qualunque messaggio all’umanità, tanto non servirà a nulla. 

C’è chi accusa le Nazioni Unite di indifferenza o, quantomeno, di scarsa sensibilità e viene subito redarguito come se avesse pronunciato un’eresia perché evidentemente il giudizio negativo suona come una condanna e corrisponde al vero.

Il silenzio totale è una forma di convivenza con il disastro della guerra, un’accettazione di ciò che accade giorno per giorno in un clima rassegnato che promette altre tragedie oggi e domani, senza distinzione alcuna.  

Sono ormai migliaia i bimbi morti sotto le macerie e anche per fame e per sete. I loro corpi sono un grido d’allarme nei confronti del mondo intero che sta a guardare: occorrerebbe invece un movimento d’opinione trasversale per far capire all’umanità quanto grave sia il prodotto della guerra. 

Se un personaggio come Greta Thumberg si mettesse, ad esempio,  alla testa di una iniziativa per scuotere la coscienza collettiva sul tema delle giovanissime vittime, sarebbe certo una grande cosa, una bellissima idea destinata a incrinare il muro del silenzio e della indifferenza. L’attivista è stata  arrestata in Israele mentre partecipava a una spedizione diretta a Gaza. Anche su questo evento è calato il silenzio.     

lunedì 21 luglio 2025

MILANO, 4500 FAMIGLIE SENZA CASA




                             




Una signora disperata, in lacrime: “Non mi butto sotto un camion solo perché ho dei nipotini ai quali bisogna far capire che dalle disgrazie ci si rialza”. 

Non ci sono parole per commentare una vicenda del genere che rappresenta, nella sua manifestazione più cruda, il vero volto della maxi inchiesta sull’urbanistica a Milano. 

Tancredi, Sala, Boeri o altri nomi di illustri protagonisti della vicenda contano molto poco, anzi nulla. Il dramma umano di chi si sente abbandonato in una città sterminata prevale su tutto, non è quantificabile. Non lo si può definire, in altri termini.

La signora ha consegnato oltre 200 mila euro, la sua liquidazione con altri risparmi, all’impresa costruttrice di una serie di alloggi in attesa di poter avere una casa tutta sua, dove poter vivere. Ora tutto sembra svanito. Cantieri bloccati, inevitabili lungaggini della magistratura, groviglio di responsabilità che rendono la vicenda della casa promessa un mistero.

Le 4500 famiglie per portare avanti le loro legittime rivendicazioni dovranno rivolgersi a un legale che possa perorare in giudizio la loro legittima e sacrosanta richiesta. Altri soldi, altre attese nella incertezza di poter avere uno straccio di pronunciamento che dia loro ragione, non solo. Ma obblighi chi di dovere a dare una casa a queste famiglie.

Il resto conta molto poco. Beppe Sala ha ospitato un vertice dei potenti della città nella sua lussuosa casa: quella si una casa! Gli è stato detto di andare avanti badando tuttavia ai bisogni della gente che non possono essere ignorati, nè sottovalutati. Ci voleva   l’inchiesta perché si desse risalto a certe fondamentali esigenze?

Perché non è accaduto prima, ci si chiede. Perché i grattacieli progettati e in parte costruiti, il Pirellino, San Siro e altro ancora rientrano in una routine legata in tutto e per tutto alla fisionomia stessa della città che non può essere diversa, altrimenti non sarebbe Milano secondo i progetti di chi può. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.” Padre Dante insegna.      

Boeri, Tancredi e altri ancora hanno il viso di chi fronteggia alla pari una vicenda del genere, senza scomporsi, senza allarmismi politici. Senza temere per il futuro. Sanno bene che tutto negli anni ritornerà a essere ciò che è sempre stato, con o senza il carcere che fa un baffo a questi illustri e stimati signori della metropoli potentissima e altolocata. Non certo a misura della gente comune.

   

mercoledì 16 luglio 2025

CRISI IDRICA, MANCANO 50 MILIONI DI MC PER L'IRRIGAZIONE




                             


     

Il bilancio suscita non poche preoccupazioni, oltretutto alla luce delle normali richieste della Puglia che continuano a ricevere dalla Basilicata risposte esaurienti, nonostante la situazione di alcuni invasi, anzitutto Monte Cotugno e Pertusillo, mostri un deficit di 50 milioni di mc rispetto al 2024. 

Una risorsa non certo inesauribile, mentre si continua a vedere nella Basilicata il grande serbatoio cui approvvigionarsi , come sempre del resto, anche se gli anni delle disponibilità massime sembrano e sono lontani.

La conferenza stampa di Carmine Cicala ha posto l‘accento su criticità e disponibilità reali, nell’ambito di una programmazione inevitabilmente attenta per l’oggi ma con lo sguardo rivolto al medio lungo periodo.

Cambia in effetti il rapporto con la Puglia , alla quale si chiede  maggiore oculatezza nella gestione comune dell’acqua per le campagne allo scopo di tenere in piedi l’attuale sistema produttivo in un clima di rapporti in cui una stretta collaborazione si traduca in uno sforzo quotidiano anche nel rispetto delle peculiarità della Basilicata, con il Metapontino, il Lavellese e altre aree in prima linea. La diga di Conza, in Campania, è uno dei punti nevralgici per l’approvvigionamento dello schema Ofanto. Ma ciò che conta, sostiene Cicala, è il giorno per giorno con le verifiche e il rispetto dei piani di utilizzo dell’acqua.

Un confronto attento è in atto, a giudicare dal cronoprogramma che Regione Basilicata, Consorzio di Bonifica e altre realtà si sono imposti. Unica possibilità questa per un controllo costante della situazione in atto.

Circa 25 mila ettari sono interessati alle culture primaverili ed estive tuttora in atto. Una cifra di tutto riguardo che impone criteri innovativi, improntati tuttavia alla massima razionalità nell’impiego della risorsa.

Un confronto serrato è in atto, annuncia Cicala, come unica possibilità per guardare al futuro.


martedì 15 luglio 2025

DOPO 15 ANNI IL PROCESSO PER L'OMICIDIO DI ANGELO VASSALLO




                                


Angelo Vassallo sindaco di Pollica


A Stefano Mensurati del GR 1 che lo raggiunge per telefono per intervistarlo Antonio Vassallo, figlio di Angelo il sindaco pescatore di Pollica crivellato di colpi dalla camorra, manifesta una legittima soddisfazione, più di una gioia intima giacchè quel giorno del novembre 2024 erano stati arrestati quattro presunti assassini di suo padre di cui non si era mai parlato. Tra questi un colonnello dei carabinieri e un brigadiere.

Sembrava che la giustizia fosse impossibile da ottenere e da raggiungere per la tragedia di Angelo, ucciso quella sera del 5 settembre 2010 dopo le 21 ad Acciaroli, ridente cittadina della meravigliosa costa cilentana. Invece così per fortuna non è stato.

Ora le distanze della giustizia sembrano essersi accorciate. Mancano appena due mesi all’inizio del processo durante il quale mandanti ed esecutori dell’omicidio non potranno più nascondersi dietro alle losche macchinazioni per dare copertura a quelle mani assassine, sporche di sangue e di vergogna. Tutto dovrà essere alla luce del sole.

Ho provato a chiamare Antonio Vassallo nel suo ristorante ad Acciaroli, il Rosso e il mare. Una sorta di magnifico rifugio per chi ama tradizioni e storia di questa generosa terra. Mi ha risposto con il piacere di parlare con chi vuole aggiungere un altro tassello alla conoscenza di una vicenda, per quanto arcinota, ma in ogni caso da divulgare ancora perché il malaffare sia definitivamente sconfitto. Non c’è pubblicità che basti.

Mi è piaciuta la sua legittima soddisfazione perché alla sbarra compaiano una buona volta i responsabili del delitto, coloro che si sono sporcati le mani per spegnere la vita di un uomo buono e giusto, un sindaco perbene, una persona conosciuta non solo in Campania ma anche altrove. 

Era inevitabile che si arrivasse a una conclusione del genere. Ma non è detto, sostengono alcuni, lasciando intendere che le vie del male sono infinite e non cessano di far sentire il loro peso. La complicità è sempre in agguato e ha risvolti imprevedibili. 

Ora non rimane che attendere.    



 

domenica 13 luglio 2025

RESTITUITA ALLA VITA UNA DONNA PUGLIESE



                               

                     La paziente con l'equipe di medici e infermieri



L’anno che precede il settantesimo di Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di Padre Pio, si apre con l’esito brillante di un delicatissimo intervento all’aorta, protagonista una signora di 59 anni di san Severo (Foggia), giunta in Pronto soccorso in condizioni molto precarie.

Si trattava di risolvere un grave aneurisma che aveva interessato l’aorta discendente con il rischio di un improvviso aggravamento delle condizioni della paziente e quindi di morte sicura.

Una nota dell’Ufficio Comunicazione di Casa Sollievo illustra, per grandi linee, la qualità dell’intervento, durato più di otto ore, eseguito in due fasi nella sala operatoria ibrida del blocco operatorio cardio - vascolare del terzo piano. “E’ stato eseguito, prosegue il comunicato, dai cardiochirurghi e dai chirurghi vascolari con il supporto di tutti gli specialisti dell’Aortic Team dell’Ospedale. L’equipe era diretta da Mauro Cassese, Vincenzo Palazzo e Francesco Greco.

Otto ore sono certamente un tempo infinito, commentano varie fonti, facendo notare l’impegno di tutti gli operatori, indistintamente, con il risultato di avere restituito alla vita la signora Carmela, rientrata a casa in queste settimane con la prospettiva di poter ritornare gradualmente alle sue occupazioni quotidiane, vale a dire alla vita normale. 

La scienza è dunque una sfida. Il lavoro di medici, infermieri, tecnici si è svolto all’insegna del massimo dell’intesa e della piena collaborazione. Obiettivo non certamente irrisorio quello di garantire una normale quotidianità a una persona che sembrava in tutti i sensi sull’orlo del baratro, e che probabilmente ancora  oggi stenta a credere all’ottimo risultato ottenuto. 


martedì 8 luglio 2025

CRESCE L'ATTESA PER I 70 ANNI DI CASA SOLLIEVO



                           

                   Papa Leone con l'Arcivescovo di Manfredonia (Vatican Media) 



5 maggio 1956 - 5 maggio 2026: Casa Sollievo della Sofferenza,  l’ospedale di Padre Pio, compirà Settant’anni il prossimo anno. 

L’Arcivescovo di Manfredonia e Presidente della Fondazione Casa Sollievo, Padre Franco Moscone, è stato ricevuto recentemente in udienza da Papa Leone XIV al quale ha rivolto l’invito a partecipare a San Giovanni Rotondo alla solenne manifestazione che ripercorrerà  le tappe del lungo cammino dell’ospedale.    

L’annuncio è stato dato dall’Ufficio Comunicazione con una nota in cui si sottolinea il significato dell’evento che rappresenta la sintesi degli sforzi compiuti dall’umile figlio di Pietrelcina, dai fedeli, dai medici e da tutto il personale per fare grande il progetto di San Pio.

“Questa è la creatura che la Provvidenza, aiutata da voi, ha creato; ve la presento. Ammiratela e benedite insieme a me il Signore Iddio.”

Uno dei passaggi del discorso del Padre, quella mattina del 5 maggio 1956 davanti a una grande moltitudine di persone. Nasceva infatti una realtà nuova e straordinaria. Una speranza per il futuro dell’umanità sofferente.

“Vogliano la Santissima Vergine delle Grazie ed il serafico Padre san Francesco dal Cielo, ed il Vicario di Cristo, il Sommo pontefice in terra, intercedere perché siano esauditi i nostri voti.”  

Un discorso molto breve, privo di qualunque esteriorità, pieno di auspici  rivolti al ruolo della grande struttura che oggi è ai primi posti a livello internazionale nell’ambito della ricerca  su numerose patologie.

Esattamente secondo il disegno di Padre Pio: “la città ospedaliera tecnicamente adeguata alle più ardite esigenze cliniche e insieme ordine ascetico di francescanesimo militante. Luogo di preghiera e di scienza dove il genere umano si ritrovi in Cristo Crocifisso come un solo gregge con un sol pastore.” Casa Sollievo rappresenta un punto fermo in termini di carità e amore per il prossimo, una mano tesa verso tutti, nessuno escluso, per alleviare il dramma del dolore umano con un pensiero in cui fede e scienza inevitabilmente si fondono. Ecco il progetto, nato dal nulla, che in questi decenni si è realizzato. Un vero, grande miracolo.