mercoledì 11 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
BIMBI SENZA FAMIGLIA, PERCHÈ NON SE NE PARLA?
Oltre trentamila bambini in Italia non hanno una famiglia. Vivono in balia del caso, spesso sfruttati, maltrattati, abbandonati. Solo l'uno per mille viene affidato a genitori adottivi. Un fenomeno sociale allarmante di cui non si parla: forse perchè conta e pesa poco, se non quasi nulla. O forse perchè non conviene parlarne, data l'enormitá della questione per niente aperta a soluzioni positive.
Su questo tema esplode intanto la polemica. Il centro adozioni, attivo da tempo presso la chiesa di Sant'Anna, a Potenza, con una comunitá alle spalle e un consistente gruppo di volontriato, festeggia a giugno la giornata delle adozioni. Nel Mezzogiorno è la realtá più cospicua e importante. Quella che conta rapporti locali e internazionali di tutto rilievo. Quest'anno poi la pubblicazione di un libro "I fili dell'amore", una raccolta di testimonianze curata da Donata Larocca, ha aperto il cuore alla speranza ed è stato inevitabile proporre al Centro adozioni di Sant'Anna e ai suoi responsabili di avviare un dibattito soprattutto sul grave problema dei bimbi abbandonati, al di lá della festa che si conclude tradizionalmente con un magnifico pranzo tra i boschi che fanno da corona alla cittá. Una festa in piena regola, con palloncini e bandierine multicolori nelle mani dei bambini e con le coppie adottive con un sorriso sfavillante sul volto. Comprensibile, ovvio. Quasi un omaggio alla fortuna che ha baciato queste piccole creature.
Paradossalmente il libro è durato il tempo di un giorno. Finito nel silenzio, è la dimostrazione che non riesce a mobilitare delle riflessioni sul destino di migliaia di bimbi, dimenticati anche loro come il libro. Ignorati dall'opinione pubblica, impotenti difronte al dramma della loro condizione umana.
Insorge Anna Miliotti, autrice della prefazione al lavoro, che ritiene sproporzionato un energico richiamo al Centro adozioni di Potenza perchè si dia spazio a un dibattito sulla condizione di abbandono di migliaia di bambini. Oltretutto, allo stato, si sta giá lavorando alle iniziative per il nuovo anno, nella speranza che a festeggiare non siano solo i fanciulli adottati, ma soprattutto quelli in attesa di un futuro. Non è forse questo un argomento di dibattito di grande spessore? La mano tesa di Papa Francesco ai poveri e agli emarginati dovrá indurre la comunitá di Sant'Anna a essere attenta, ma attenta sul serio, a questo gravissimo evento, destinato ad assumere contorni sempre più netti nel tempo. Una scelta di campo vera e propria da non sottovalutare. Anzi da fare con urgenza.
lunedì 9 settembre 2013
EMILIA RETTURA INTERVISTA LEPORACE: RIUSCIRA' IL CINEMA A FARE GIUSTIZIA?
Un
film sulla Basilicata del petrolio? Forse una buona idea,
specie se collocato a cavallo tra le grandi produzioni (Rosi,
Pasolini, Gibson) e le pellicole più leggere, diciamo pure,
meno impegnative. Ma non per questo meno interessanti e ricche di
spunti.
Sarebbe
utile non certo un film sulle trivelle, semplicemente, o sui nuovi e
vecchi petrolieri (senza escludere alcuni sindaci, ovvio) che della
grande avventura dell'oro nero sono stati e sono protagonisti in
prima persona e a vario titolo. Ma puntando sugli spettatori, sul
popolo che segue le vicende delle trivellazioni standosene a guardare
e scontando magari gli effetti di una inversione di marcia del
tradizionale assetto economico in termini di marginalità, di
esclusione dai processi produttivi. Insomma dallo sviluppo. Un popolo
seduto in platea, nemmeno in galleria... Il biglietto costa troppo!L'idea di questa terra set cinematografico, nella stagione del petrolio, me la suggerisce Paride Leporace, che identifica praticamente il suo nome e la sua esperienza professionale di ottimo giornalista con le vicissitudini di un cinema impegnato a porre sul tappeto problematiche vecchie e nuove, a cominciare dall'uso delle risorse fino ad arrivare a quell'aspetto davvero inquietante costituito dalla totale indifferenza di molti ambienti che contano e di settori dell'opinione pubblica nazionale per il ruolo svolto dalla Basilicata che, comunque vadano le cose, rimane il primo produttore di petrolio in terra ferma a livello europeo. Un dato praticamente ignorato dai più, in Lombardia come in Emilia, dove la Basilicata risulta essere un'articolazione più o meno moderna della vecchia Lucania, se non una regione addirittura diversa accanto all'antica terra dei boschi, che risale a dir poco a Orazio il quale non sapeva se fosse “Apulus an Lucanus”, pugliese o lucano.
Leporace, responsabile della Lucana Film Commission, in una intervista a Emilia Rettura della Rai parla infatti della sua presenza alla mostra del cinema a Venezia e dei risultati ottenuti in termini di dimostrazione di un peso artistico e culturale non irrisorio della piccola ma non insignificante Basilicata. Ecco appunto il dato rilevante: rappresentare a Venezia l'essenza di una terra che nel campo della cultura e dell'arte è in grado di competere con altre realtà, nazionali e non solo. E' in grado di esprimersi, in effetti.
Può nascere così un nuovo realismo, un nuovo filone ispirato alla condizione unica di questa realtà del Mezzogiorno che lotta per non soccombere, ma soprattutto per essere sé stessa in una nuova dinamica di rapporti, politici ed economici. Sociali e culturali.
E' probabilmente questo il futuro dei lucani? Affidare al cinema una sfida che altri hanno sottovalutato, se non ignorato. Una sfida considerata forse impossibile o, peggio, inutile.
venerdì 6 settembre 2013
QUELL'ATMOSFERA DI SOGNO IN CUI CI SI CALA
Le case legate alla roccia, il paesaggio dominato interamente dai boschi che fanno da sfondo e danno il senso di un passato non lontano. Sasso di Castalda, nella Basilicata interna, scava nel cuore del turista o del visitatore e riesce a catturarlo, giacchè è in fin dei conti una delle capitali più belle del Parco nazionale dell'Appennino. Un paesino dove si vive intensamente l'austerità della montagna con la sua gente umile e operosa. Con quell'atmosfera di sogno in cui ci si cala volentieri fino a sentirla parte della vita di ciascuno.
Sasso non è solo paesaggi e natura, sorgenti di acque purissime, orizzonti da meraviglia. Gente buona e cordiale. Rappresenta un elemento di qualificazione scientifica e amministrativa: il senso del buon governo qui è davvero nelle cose. Non c'è molto da discutere.
Dal tempo di Rocco Petrone, originario di Sasso, uomo della NASA e direttore del programma Apollo, alle vicende dell'oggi è un susseguirsi di iniziative per fare di Sasso Castalda un gioiello di natura e conoscenza. Un capolavoro di interventi scientifici sul territorio fino a trasformare questa piccola realtá in uno strumento efficace al servizio degli abitanti del Parco che attendono di vedere delle svolte. Concrete e non immaginarie. Rocco Perrone parla con entusiasmo di questa sua "creatura", degli sforzi che sta facendo, dei traguardi da raggiungere.
Con le sue potenzialità, umane e materiali, Sasso si propone come il motore di uno sviluppo al tempo stesso destinato a diventare turismo di qualitá e controllo dell'ambiente, arte e cultura. Religiositá e ricerca antropologica. Ma anche in un futuro non lontano, è dato sapere, ricerca a livello di medicina ambientale, con l'occhio rivolto naturalmente non solo alla Basilicata e non solo al Sud. Intanto il ponte tibetano, progettato per Sasso, è ormai prossimo a essere costruito. Realizzerá un percorso storico naturalistico con la riqualificazione di una vasta area e con la possibilitá di attrarre numerosi turisti, italiani e stranieri. Sará una bella novitá, non vi è dubbio.
domenica 1 settembre 2013
A VIGGIANO IL POPOLO DI MARIA
Se c'è una constatazione da fare essa riguarda inevitabilmente il carattere immutabile, e immutato negli anni, della partecipazione di migliaia di persone alla cerimonia di trasferimento della Madonna di Viggiano dal Sacro Monte alla basilica, con il grande pellegrinaggio di inizio settembre.
Anche oggi la bella cerimonia ha avuto le caratteristiche di una presenza corale di tutto il popolo, non solo lucano, all'evento che si traduce in un omaggio a Maria, un riconoscimento del suo ruolo di Madre e protettrice delle genti lucane. Se vogliamo, un ritorno al passato, ma non in termini di una retorica inutile e consunta, quanto di una forte manifestazione di fede. Una riscoperta delle radici della devozione che lega i lucani alla Vergine. Protagonisti donne e uomini, bambini e soprattutto tanti e tanti giovani che hanno animato la due giorni di Viggiano, iniziata all'alba di sabato con una lunga escursione dai monti di Sasso Castalda, ai piedi del Pierfaone, fino al santuario della Madonna nera.
Composto e attento il popolo di Maria ha animato le strade della cittadina, i vicoli, le viuzze circostanti, i borghi rurali alle pendici della montagna assistendo alla Santa Messa celebrata dall'Arcivescovo mons. Superbo, in un clima corale. Lo stesso clima introdotto da Papa Francesco in segno di rinnovamento della Chiesa del terzo Millennio. Un segno importante questo.
Sullo sfondo della cerimonia le parole del Parroco di Viggiano, don Paolo D'Ambrosio che ha introdotto la celebrazione della messa, definendo il pellegrinaggio non solo un segno di devozione, quanto piuttosto una dimostrazione di attaccamento filiale alla Vergine. Un dato da valorizzare, una caratteristica della gente del Sud, in piena era tecnologica che domina anche il Mezzogiorno ben lontano ormai dal tempo del Cristo si è fermato a Eboli.
sabato 31 agosto 2013
UN MAGISTRATO DAVVERO LIBERO DAL POTERE E DALLE MAFIE
Matera apre le porte a un dibattito sulla magistratura. Un dibattito di tutto rilievo, sul quale si proietta la figura di Nicola Pace, il Procuratore (prima di Matera e poi di Trieste e di Brescia), scomparso un anno fa e che continua a far parlare di sè. Dibattito collocato in un contesto in cui punti di vista e scelte politiche s'intrecciano, in un momento delicatissimo della vita nazionale peraltro caratterizzato da molte incognite, con il risultato di attribuire ad alcune sentenze una matrice ben definita in nome di quella politicizzazione (brutto termine) della magistratura diventata prevalente secondo alcuni.
La prima edizione del riconoscimento in memoria di Pace fa giustizia di certi punti di vista e accredita l'immagine del magistrato indipendente che agisce con il codice alla mano, nel segno di una cultura giuridica assolutamente prevalente su tutto e su tutti gli eventi.
Ecco dunque il profilo di Nicola Pace, uomo di legge, capace di perseguire il delinquente comune con lo stesso spirito con cui si chiede conto a potentati economici o a gruppi di potere del loro operato.
In questo il Procuratore Pace ha dato una lezione con il suo stile autentico di magistrato e con la sua verve di lucano, pronto a difendere l'integrità del territorio e i diritti della gente, il principio irrinunciabile della legittimità di certe scelte e la difesa delle persone, della salute, del domani di tutti. Non a caso andò a bussare alla porta del Quirinale per avvertire il Capo dello Stato che la Trisaia era un pericolo e che bisognava pertanto correre urgentemente ai ripari.
Le sue inchieste hanno sempre mostrato l'interesse per la ricaduta degli eventi non solo sul singolo, quanto sulla comunitá. Sulla societá. Sui cittadini.
Non è poco, francamente. Lo hanno sottolineato le referenti di Libera della Basilicata e del Friuli, Anna Maria Palermo e Marina Osenda, dando il via a una sorta di gemellaggio morale e a un'intesa tra le due regioni, in nome della legalitá. Si, un gemellaggio inedito che si fonda sul fare. Sulle scelte da compiere e sulle prospettive da alimentare. Un gemellaggio forte, per Libera una vera scelta di campo, come ha sottolineato don Marcello Cozzi vice presidente nazionale. La testimonianza di Donato Ceglie e di altri, ha poi consolidato l'idea di Pace come esempio da tenere presente, ma anche come strategia operativa, come intuizione valida per evitare che il magistrato sia travolto dal sospetto di essere un "animale" politico. Un militante di questo o quel partito o, peggio, un uomo della strada pronto a esprimere un parere qualunque e, se necessario, a trasformarlo in sentenza.
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