lunedì 18 luglio 2016
PITTELLA: LA POLITICA DEL FARE CONTRO OGNI DISFATTISMO
Il Governatore Marcello Pittella (Foto R. De Rosa)
Il nuovo assetto del governo della Basilicata nasce da strategie politiche solo in parte in linea con gli scenari nazionali. Anzi un assetto che riflette in pieno il clima presente nel Pd lucano, in una situazione caratterizzata da contrasti e crisi permanenti, da mille lotte di corrente, in cui prevalgono vecchie e nuove ragioni individuali, a discapito di una visione positiva d'insieme con una forte spinta propulsiva a sostegno di settori trainanti dello sviluppo.
La nuova compagine reca impressa la necessitá di una difesa ad oltranza dell'esecutivo, dal suo interno, chiamato a misurarsi con problemi seri e assai rilevanti.
In una congiuntura del genere il governatore Pittella avverte su di sè una responsabilitá davvero enorme, ragion per cui appare evidente l'importanza di rafforzare gli ormeggi nel pieno di una burrasca in mare aperto in cui si sommano sin da ora le spinte più disparate, riconducibili al nodo da sciogliere sul consenso degli elettori e sui livelli di assenteismo che continua a crescere nel Sud e in Basilicata.
Non a caso nella conferenza stampa di presentazione della compagine che guiderá la Basilicata fino alle prossime elezioni Pittella ha posto in evidenza il senso del fare che dovrá prendere il posto di una linea disfattista, ha osservato, spesso prevalente in settori della politica e della stessa pubblica opinione.
Sicchè la dimensione centrista dell'esecutivo è il punto cardine al quale il Governatore si ispira, bene al di lá e ben oltre qualunque modello nazionale o qualunque spinta.
I problemi della Basilicata vanno risolti tra le mura di casa e secondo una rigorosa valutazione del rapporto costi benefici. Ecco la logica messa in atto. Tenuto conto peraltro che l'esigenza di stabilitá è quanto mai reale, in una terra con mille situazioni di crisi, il ricorso al consolidamento del ruolo della componente centrista appare al primo punto dell'agenda politica di chi guida il governo lucano nel suo rapporto con il resto del Sud e con il Paese. E ciò per vari motivi. Anzitutto perchè questa parte politica continua a mostrare una sensibile attitudine al "rinnovamento" nel bel mezzo delle sue strategie volte al controllo di un vasto territorio politico istituzionale dal quale dipende il suo futuro e la dimostrazione della sua stessa tenuta.
La conquista del Comune di Potenza, le operazioni in atto non da oggi a Matera e soprattutto l'inserimento dei Popolari nello scenario di Melfi e con l'ampliamento della maggioranza in Regione, rendono evidenti le manovre di medio-lungo periodo da non sottovalutare per nulla.
In ordine al travaglio del PD lucano le riflessioni di Mario Polese sull'oceano pronto a travolgere tutto e tutti, fanno da contrappeso al pensiero del Governatore con al centro una immagine del governo della Regione caratterizzata da un decisionismo tutt'altro che teorico.
Si tratta, in parole semplicissime, di fare i conti con una realtá incalzante. E guai se così non fosse. Sicchè i due nuovi assessori, Benedetto e Pietrantuono, sono le pedine giuste nel difficile gioco di dama che assume toni forti per lo scenario complesso e per le altrettanto complesse e difficili operazioni di potere che si delineano all'orizzonte, in vista del referendum di ottobre senza escludere gli obiettivi della sinistra interna al Partito democratico.
Ma bisogna in ogni caso convincersi che la vera partita ruota intorno alle vicende dell'ambiente: dal nucleare al petrolio si delinea un vasto scenario difficile da controllare e governare con tempismo e immediatezza. Il priblema dell'Agenzia per l'ambiente è uno dei tanti.
La presentazione del nuovo governo locale ha fornito l'opportunitá a Marcello Pittella di mettere in evidenza le sue doti di equilibrio e di sottolineare un altro dato importante. Anzi essenziale. Settori della politica non possono prevalere sui bisogni di un popolo che avanza una precisa domanda di crescita, di lotta alla disoccupazione giovanile e di modernizzazione della qualitá della vita e dello sviluppo. Se il Paese ha perso dieci punti di Pil nel corso della crisi, la Basilicata si trova a competere con situazioni che vanno superate con urgenza, ha ribadito Pittella. In che modo? Con un diverso ruolo dei due capoluoghi e con la volontá concreta di tutti di contribuire ai processi di ripresa, difficili ma assolutamente necessari ai fini di una dimensione nazionale di questa terra che superi certo localismo sterile e includente e aiuti a cambiare decisamente la rotta.
lunedì 11 luglio 2016
POLLINO: AMBIENTE E RICERCA NEL CONVEGNO SUI GEOPARCHI
La Grande Porta del Pollino (foto R. De Rosa)
Si parla della nuova immagine dei parchi, strettamente legata alla ricerca su temi ambientali nella sua diretta connessione con il territorio. Un modo per qualificare il grande impianto delle aree protette in Italia, considerato in certi casi come un punto di riferimento per il rapporto di queste realtá con la scienza.
Parchi non tanto come aree di svago e diversivo per turisti e famiglie, quanto come momento di ricerca che impegna universitá e scienziati. Un mondo forse abbastanza "sommerso" fino ad oggi.
La prima Conferenza nazionale dei Geoparchi, con il Pollino al centro di un qualificato interesse, ha voluto rimarcare molti punti in tal senso. Il Presidente, Domenico Pappaterra, ritiene che si tratti di una svolta da mettere a frutto, capace di produrre significativi sviluppi. La tre giorni del Convegno ha aperto in sintesi un percorso nuovo, raccogliendo l'attenzione di soggetti interessati e di singole personalitá.
"Un grande riconoscimento, commenta Pappaterra, riferendosi alla scelta di tenere la prima conferenza nazionale dei Geoparchi proprio nel Pollino. Sono grato ad Aniello Aloia per l' impegno, che riconduce ai suoi studi e alle sue ricerche. Il convegno sui Geoparchi dá intanto nuova linfa al nostro territorio, dal punto di vista degli scenari che si aprono. Ma anche per quanto attiene al riconoscimento delle peculiaritá del Pollino, e delle sue stesse potenzialitá, forse non del tutto ancora adeguatamente espresse."
Questo convegno rappresenta in ogni caso davvero una svolta.
"Sono arrivate tante personalitá. Ci sono state le Universitá che rappresentano per noi un sicuro punto di riferimento, a cominciare dall'Ateneo fiorentino, il centro propulsore del processo di riconoscimento del Pollino come geosito. Senza escludere le nostre universitá e gli ordini dei geologi, dai regionali a quello nazionale. È stato coinvolto il mondo istituzionale. I ministeri dell'Ambiente e quello dei Beni culturali. Riconoscimento di tutto rilievo, in definitiva.
Una grande opportunità, da mettere a frutto a cominciare da subito."
Il Pollino consolida dunque la sua funzione internazionale, proponendosi come attrattore scientifico per un verso. Ma sotto altri aspetti facendo avvertire il livello della sua consistenza.
"I geoparchi sono aree di grande attrazione sia per il grande pubblico, sia per esperti e studiosi. Il Pollino è una miniera di contenuti e informazioni di carattere geologico.
La presenza di Sammuri, presidente di Federparchi, ci consente di avere all'interno di Geopark un peso da non sottovalutare affatto.
Si crea intanto un circuito nazionale di grande attrazione anche per tante realtá che mirano a entrare a far parte dei geoparchi. Un particolare in grado di mettere in moto meccanismi importanti, destinati ad essere elemento trainante per una cultura scientifica che fa dei parchi altrettanti elementi di sviluppo e di ricerca su un territorio che fornisce mille spunti alla comunitá nazionale e all'Europa in primo luogo. Anche su questo terreno il dialogo con l'Europa dovrá produrre dei frutti, in terminii di nuovi finanziamenti che mettano insieme gli sforzi di regioni, Governo nazionale e Unione europea. Un traguardo da raggiungere in tempi non lunghi."
venerdì 8 luglio 2016
DALLAS, LA CITTÁ AFFOGA NELLA VIOLENZA
Divampa la violenza razzista a Dallas. Si spara all'impazzata, i cecchini salgono sui tetti. Colpiscono i poliziotti che a loro volta reagiscono e sparano.
Le luci delle strade si confondono con il fuoco delle armi, mentre tra urla inaudite l'America di Obama mostra un volto inedito: la barbarie cresce istante per istante e la guerra s'impossessa di tutto e tutti. Ogni mano cerca di colpire, ogni animo fa esplodere la ribellione.
Con le armi a portata di mano la società americana mette in evidenza il suo volto inedito, forse fino ad oggi opportunamente celato. I grattacieli mascherano rabbia e violenza; la gente porta dentro di sè sbigottimento e rabbia. Così non si vive. Così non si cresce.
I poliziotti additati come assassini che hanno ucciso dei neri d'America. Quegli stessi che recano impressi nell'animo nomi e volti di alcuni grandi della musica, dell'arte. Della civiltá: da Louis Armstrong a Ella Fitzgerald, a Martin Luther King. Che rabbia! Nel corpo di tanti scorre il sangue della vendetta. Ma chi riuscirà a far riflettere le coscienze? A dire basta alla violenza assassina e omicida, che ha conquistato gli uomini? Putroppo.
lunedì 4 luglio 2016
SI RITORNA A PARLARE DI MATERA 2019
Matera Palazzo Lanfranchi (foto R. De Rosa)
Matera Basilicata 2019. Non solo un grande progetto, ma una sfida per riempire di contenuti, e non di illusioni, un traguardo forse fino a ieri non previsto.
Matera Basilicata 2019. Non solo un grande progetto, ma una sfida per riempire di contenuti, e non di illusioni, un traguardo forse fino a ieri non previsto.
Intanto tra opposte opinioni, contrasti politici tra i principali attori di questa grande Kermesse, probabile incapacità di ragionare ai livelli più alti su un riconoscimento davvero straordinario e che non riguarda solo Matera, molto terreno si va perdendo. Non basta puntare solo al raggiungimento di determinati obiettivi. Occorre piuttosto una larghissima intesa istituzionale per far valere la posta in gioco ai livelli più importanti, e non solo sul terreno nazionale. Promozione turistica e culturale. Ma soprattutto un vero e diverso protagonismo nel campo della scienza, della innovazione, dei grandi attrattori di cui la città dispone. Forse è il caso di mettere da parte finanche la vecchia definizione di città dei Sassi (un marchio fin troppo abusato) e di sostituirla con città della cultura e della storia per evitare incomprensioni e molto altro ancora.
In tutto questo scenario la Fondazione ha un compito preciso. Anzitutto quello di far corrispondere le varie assunzioni di impegni ai risultati e al peso internazionale di cui Matera si va appropriando. E non a caso la Fondazione si identifica con l’Università della Basilicata per portata del suo ruolo e peso scientifico.
Insomma, che fare mentre il 2019 si avvicina? La parola alla professoressa Aurelia Sole, Rettrice dell’Ateneo e Presidente della Fondazione.
Matera ha costruito la sua storia sul passato. Del presente la cittá ha tanto: scienza, economia, cultura d'impresa. Un bagaglio però poco conosciuto dall'opinione pubblica che rischia di soccombere in assenza di un grande sforzo.
Il progetto che ha consentito a Matera di diventare Capitale europea della Cultura è tutto racchiuso nel dossier di candidatura. Matera è conosciuta nel mondo per la sua struggente bellezza, per la sua storia antichissima e per la originale conformazione urbana nei Sassi, ma ha vinto questo titolo proprio perché il dossier, pur tenendo in evidenza la storia e le radici del territorio, con i suoi progetti ha guardato proprio a quei settori, alla scienza, alla economia, al mondo delle imprese, alla trasversalità delle arti che non possono più essere confinate in cortili autonomi, ma devono poter dialogare con ogni aspetto della vita quotidiana. Ecco perché il dossier si chiama “Open Future”. E attraverso questo lavoro che ci aspetta vogliamo far conoscere tutto quello che c’è di buono sul territorio, in Basilicata. Ma dobbiamo tener presente che il progetto di capitale europea della cultura non ha finalità esclusive di marketing, ma punta a far crescere le persone in una dimensione, appunto, europea attraverso i diversi approcci alla cultura.
In cosa siete impegnati in questo momento?
Tre sono le azioni in programma nei prossimi mesi. Il primo si chiama “Rimettiamoci in gioco” e prevede un primo ciclo di incontri, da giugno a dicembre 2016) rivolti ad un pubblico ampio su vari temi (es: politiche dell’accesso alla cultura; turismo e contenuti culturali; nell’era digitale quali nuovi mercati). In programma anche 2-3 giornate di laboratori con casi studio specifici. Il programma verrà realizzato su scala regionale nelle sedi Unibas e di Visioni urbane. Il secondo si chiama “Matera links”. A settembre si selezioneranno 20-25 operatori culturali che esploreranno e sperimenteranno nuovi approcci per il coinvolgimento dei pubblici, creando legami tra: Cittadini temporanei e cittadini permanenti (patrimonio non bene di consumo di turisti); Centro e periferie; Nuovi mercati; Le istituzioni culturali ed il mondo di fuori; Circolazione (sud-sud/sud-Europa). Il terzo si chiama “Matera changemakers”. A dicembre 2016 previsto l’avvio di un programma di seminari, laboratori e mobilità sul management culturale che sarà strettamente connesso anche allo sviluppo progetti del dossier. Siamo la prima capitale europea della cultura che investirà sulle competenze. Inoltre siamo partiti con l’Open Design school. La prima fase vedrà giovani creativi provenienti da tutta Europa che insieme a creativi locali si misureranno per progettare un grande anfiteatro all’aperto nella Cava del Sole proprio attraverso la modalità dell’Open Design.
Al 31 dicembre del 2019 calerà il sipario su Matera capitale della cultura. Cosa fare perché il grande traguardo raggiunto non si traduca in una progressiva perdita di peso.
Innanzitutto il progetto di Matera2019, così come previsto dal dossier, non si fermerà al 2019, ma andrà avanti almeno fino al 2022 perché dopo l’anno da capitale intendiamo esportare in Europa e nel mondo i principali progetti del programma culturale. Come abbiamo più volte ribadito, non puntiamo su un turismo di massa, ma dobbiamo attivare meccanismi per avere a Matera e in Basilicata cittadini temporanei, vale a dire persone che da tutto il mondo arrivano da noi si fermano e oltre a vivere la esperienza di stare sul nostro territorio possano produrre qualcosa, da un libro a un prodotto scientifico fino ad arrivare anche solo a produrre una idea. Vogliamo che Matera e la Basilicata diventino un hub della creatività dove i cittadini possano trovare la dimensione giusta per produrre qualcosa di bello e utile per il territorio e per l’Italia.
Non mancano le difficoltà, all’interno di un dibattito con molti punti di contrasto, finanche aspri. Non di rado con una matrice politica ben chiara.
Abbiamo un grande lavoro da fare tutti insieme, mettendo in collegamento i progetti della città con il dossier di candidatura. Si tratta di un lavoro difficile che dovrà vedere tutti impegnati per il raggiungimento di un obiettivo comune. Il piano marketing, ad esempio, prevede di costruire relazioni per sponsorship per un introito complessivo di circa 5 milioni di euro. Quattro di questi riguarderanno la sponsorizzazione specifica delle 4 grandi mostre grazie a 4 grandi sponsor di livello nazionale e internazionale . Altri 4 milioni riguarderanno le 45 settimane di attività, con il coinvolgimento 15 partner di dimensione nazionale e regionale. E’ inoltre prevista una serie di sponsorship in kind per abbattere le spese generali del progetto e per aumentare la comunicazione del medesimo tramite partnership tecniche. E’ prevista una prima presentazione ufficiale entro l’estate 2016 per coinvolgere le aziende in un piano di comunicazione triennale 2017- 2019. La quasi totalità delle attività prevede una significativa partecipazione dei cittadini e delle scuole locali regionali e nazionali. Con coproduzioni italiane e straniere E’ un obiettivo ambizioso ma possibile.
Qual è, in questa prospettiva, il ruolo dell'università?
L’Università degli studi della Basilicata ha da sempre accompagnato il cammino di Matera2019. La nostra è una Università che costantemente si candida a progetti europei finalizzati a costruire collegamenti con le migliore pratiche per lo sviluppo del territorio e della conoscenza. La istituzione all’Università degli studi della Basilicata della cattedra Unesco "Paesaggi culturali del Mediterraneo e comunità di saperi" presso il Dipartimento delle culture europee del Mediterraneo (Dicem) rappresenta un altro passo in avanti nel fruttuoso campo di collaborazione fra la Fondazione, l’Università e le altre istituzioni presenti sul territorio nell’interesse generale di tutta la comunità”. Così come la convenzione fra la nostra Università e l’istituto superiore di restauro per innalzare il livello della ricerca e consentire agli studenti di acquisire esperienze molto interessanti. Continueremo su questa strada perché L’Università è per sua natura collegata direttamente ai valori della cultura e della conoscenza sviluppati nel dossier di Matera2019, alla cui estensione ha partecipato direttamente. Deve necessariamente crearsi una positiva sintonia fra tutte le istituzioni coinvolte in questo esaltante cammino.
venerdì 1 luglio 2016
MELFI E IL VULTURE, REALTÁ CHE ATTENDONO UNA SVOLTA
Il territorio del Vulture (foto R.De Rosa)
Grandi progetti per Melfi, per il Vulture, per Venosa, senza escludere la Via Appia, storica strada che segna addirittura il cammino dell'umanitá da Brindisi a Roma, passando per l'antica Lucania. Appia è il titolo di un libro di Paolo Rumiz , giornalista, che sará presentato a settembre in Basilicata.
Tra l'altro risale a 2050 anni fa il viaggio di Quinto Orazio Flacco da Roma a Brindisi seguendo appunto questa prestigiosa arteria: la strada della cultura, che portò il grande poeta latino a raggiungere la cittá pugliese dove si trovava il suo amico Mecenate, secondo quanto narrano le cronache dell'epoca.
Oggi gli scenari che si aprono non sono pochi, sostiene Francesco Pietrantuono, presidente della terza commissione del Consiglio regionale della Basilicata e punto di riferimento di un ambizioso progetto che include appunto il Vulture con l'abbazia benedettina e i laghi di Monticchio, a loro volta asse portante del Parco regionale, ormai alle porte, almeno c'è da sperare. Un parco destinato a essere una mano tesa soprattutto nei confronti di altre realtá analoghe, a cominciare dall'Appennino, il Parco sentinella per un territorio in cui il petrolio, ma non solo, ha creato seri elementi di squilibrio con una parentesi giudiziaria ancora ben lontana dal potersi considerare chiusa.
Francesco Pietrantuono sottolinea che il dinamismo e la storia dell'intera area vanno bene al di lá di piccole faccende locali e hanno invece la portata dei grandi eventi, capaci di cambiare il presente e dare un senso diverso alla lettura del passato.
C'è un lavoro a monte per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell'Unesco per la zona, con tutto ciò che un fatto del genere significa. Senza escludere la presenza dei Normanni, il ruolo di Federico II, la funzione dei castelli, formidabile attrattore. Addirittura locomotiva per lo sviluppo turistico di una parte importante della Basilicata interna.
Ma si lavora soprattutto sull'ambiente per restituire centralitá ai laghi e a quel territorio vulcanico che produce vini di altissima qualitá, ai quali a Verona continuano a giungere ogni anno riconoscimenti importanti.
Le cantine sotterranee sono poi una sorta di museo che affonda le radici nel lontano 1600 addirittura. Ho visitato quelle di Gerardo Giuratrabocchetti, a Rionero: sotterranei umidi e scuri che nascondono tesori di una produttività insospettata e radicata nel costume dell'intero popolo dotato di una proverbiale laboriositá. Intere generazioni hanno dedicato la loro vita a mettere a frutto il territorio vulcanico del Vulture, dove il verde dei pampini delle viti contrasta in primavera con il color marrone scuro del terreno fertilissimo. Un dono della natura da custodire contro ogni attacco, contro ogni forma di mutamenti irresponsabili o, peggio, superficiali.
mercoledì 29 giugno 2016
E IL MONDO STA A GUARDARE
I migranti lasciano Sasso, in Basilicata (foto R. De Rosa)
La Basilicata si conferma terra di accoglienza per centinaia di migranti ospiti dei centri lucani. Un bel gesto che caratterizza la linea di Marcello Pittella e dá dignitá a questa terra, alle prese con mille problemi, sviluppo, petrolio, ambiente e lavoro, anzitutto.
A Sasso, nel cuore del Parco nazionale dell'Appennino lucano, la gente saluta i ragazzi neri trasferiti con grande spiegamento di forze dell'ordine. Agenti antisommossa della Questura di Potenza diretti da un Vice Questore e carabinieri di Brienza e Viggiano seguono le operazioni a vista.
Ciao, fatti sentire...mi raccomando chiama, dicono gli abitanti di Sasso ai neri. Parole che segnano un percorso umano e affidano il destino dei rifugiati a quel senso di caritá e di amore per il prossimo, spesso sopito. A volte inesistente. L'unica certezza per questa gente senza domani.
Sacchi di plastica di colore azzurro utilizzati come valige e ciabatte da spiaggia sono il distintivo dei migranti. Li si riconosce da lontano mentre lasciano le casette del borgo lungo le stradine del piccolo centro in un giorno d'estate, mentre poco distante dall'abitato le maestranze lavorano febbrilmente per completare il ponte tibetano. Sará il fiore all'occhiello per un nuovo turismo alla scoperta di Sasso Castalda, patria di nomi illustri, ha tenuto a precisare Rocco Perrone, il sindaco della cittadina che si conquista un posto di tutto rilievo all'interno dell'area protetta, il parco dal nome lunghissimo: Parco nazionale dell'Appennino lucano, Val d'Agri lagonegrese.
Non sono le carrette del mare questa volta a trasferire i migranti altrove, ma bus confortevoli, climatizzati, accoglienti. Una parentesi nella vita di questa gente che ha affrontato il mare a bordo di gommoni o di altri mezzi guardando in faccia la morte, istante per istante nelle varie traversate. Essere arrivati in Italia è stata una fortuna per tanti, non certo per tutti: l'odissea di quei bambini approdati sulle nostre coste dopo aver perso i genitori nella traversata è qualcosa di raccapricciante. Ma nessuno ne parla. Il GVS, il Gruppo volontariato e solidarietà di Potenza, festeggia i bambini adottati, ma si dimentica di quelli che vivono drammi umani indescrivibili. Altro che festa!
Eppure da questi scenari il mondo è lontano. Non c'è l'Europa, ma non ci sono nemmeno gli Stati Uniti. Mancano i grandi della terra, presi da ben altre faccende. Impegnati in contese che contrappongono gli uomini gli uni agli altri.
L'Italia si trova a vivere questo dramma in prima linea. Gli sbarchi non si esauriranno in breve tempo, ma dureranno anni, decenni: saranno il marchio di questo millennio logorato dalle guerre e dagli attentati. Il problema della grande Africa e di altri paesi non si risolve certo se non con uno sforzo che non c'è e una volontá che manca. Non solo i neri arriveranno giorno dopo giorno, e l'umanitá stará a guardare.
domenica 26 giugno 2016
E' MORTO ANTONELLO LEONE: CI LASCIA UN GRANDE
Non era di quelli che si trincerano dietro alla storia personale, al prestigio dell'arte o alla fama conquistata in anni e anni di impegno e di lavoro. Il Maestro Leone era un uomo semplice, schivo, aperto al dialogo con gli altri e pronto a sentirsi parte di una terra che gli ha dato tanto, ma che forse non gli ha riconosciuto fino in fondo il valore della sua presenza, sempre discreta e mai invadente.
La figura che ha poi "integrato" il suo percorso è stata quella di Maria Padula, la moglie, legata ad Antonello dal vincolo dell'arte e dagli scopi che la pittura si proponeva di raggiungere nella terra dei grandi, a cominciare da Leonardo Sinisgalli, l'ingegnere poeta che ha cambiato il volto della Val d'Agri, prima vocata all'agricoltura e ora diventata enorme giacimento di greggio, in una situazione sociale ed economica tutt'altro che definita.
Oggi, mentre in tanti parlano della dipartita del Maestro Leone ci si accorge che al di lá del pregio indiscutibile della sua arte, la figura dell'uomo può e deve accompagnare la Basilicata nel suo difficile tragitto verso la tappa storica del 2019, se si considera il significato di questo appuntamento, in termini di cambiamenti radicali, di crescita e di uno sviluppo affidato alla cultura, alla scienza, alla tecnologia. Naturalmente all'arte. Ma anche a chi ha rappresentato la complessa fase di transizione che continua a fare della Basilicata la terra dei mutamenti epocali: i contadini del Sud sono la storia del secolo ormai trascorso, mentre il futuro si identifica con le intelligenze dei giovani, il loro rilievo internazionale. Il peso della loro presenza. La capacitá delle proposte di rinnovamento che purtroppo stentano ad affermarsi in una terra difficile.
Leone non solo pittore e non solo artista di pregio. Il suo mondo è certamente il dato di maggior rilievo. Le sue amicizie partenopee, a Napoli, una cittá cuore del Mezzogiorno definita popolare e coltissima, in cui Leone ha vissuto l'ultimo tratto della sua esistenza.
Ma il periodo più fruttuoso sono stati gli anni Settanta, in una Potenza apparentemente pronta a spiccare il volo verso traguardi ambiziosi ma non definiti, in cui il ruolo della pittura e di alcuni scrittori o artisti equivaleva alle premesse ideali per smantellare quell'antico provincialismo in cui tanti strati sociali sembravano irrimediabilmente relegati. Invischiati. Fu allora che Leone, con Maria Padula, con Vito Riviello, con Ninì Ranaldi dette vita a una sorta di presa di coscienza per determinare un cambiamento di rotta della politica anzitutto. E delle istituzioni di conseguenza. Che ci sia riuscito, almeno in parte, è difficile dirlo, nonostante la sua testarda volontá di non smettere. E di credere fino in fondo in un cambiamento vero.
Chi ha conosciuto il Maestro non può trascurare il suo tratto umano. La sobrietá del suo comportamento. La semplicitá del suo linguaggio che lo ha sempre caratterizzato. Il modo di rapportarsi alla gente è sempre stato un modo di intendere la vita al di fuori di vecchie e nuove convenzioni. Di vecchi e nuovi compromessi ai quali Antonello non è mai riuscito ad adattarsi, anche a costo di intendere l'arte come una torre d'avorio senza contatti con l'esterno.
Iscriviti a:
Post (Atom)
