Potenza, 24 novembre 1980 ( De Rosa)
La sicurezza ma non solo. Potenza, tra i capoluoghi di regione in Italia, è la città tra le più esposte al rischio sismico, certamente non da oggi ma da tempi remoti. L’ultimo evento di qualche giorno fa con epicentro in territorio di Vaglio, a pochi chilometri di distanza magnitudo 4.2, sottolinea l’esigenza di maggiori dotazioni scientifiche per affrontare con successo la situazione del centro abitato e l’incolumità degli abitanti, trattandosi di una città dalla particolare conformazione. Una città che si estende dalla parte alta della montagna fino alla valle e ai centri limitrofi.
All’indomani del 23 novembre del 1980, uno studio dell’Università di Portici considerava indispensabile il consolidamento degli abitati per fronteggiare eventuali emergenze. Anzi sembrava che l’ipotesi avesse una base concreta corrispondente alla volontà, almeno di Campania e Basilicata, di realizzare l’obiettivo. Quasi una parola d’ordine. Ma da quella data ben poco è stato fatto, a parte alcuni interventi per la ricostruzione, nei vari dopo terremoti che si sono succeduti in un lungo arco di tempo.
Balvano, uno dei centri più colpiti dalle disastrose conseguenze del sisma del 23 novembre, è diventato ad esempio un paese fortificato, ma per il resto? Nulla di più.
Il dato positivo consiste oggi nell’annuncio di messa a punto di una rete sismica urbana a Potenza, oltretutto un modello anche per altri centri a elevata esposizione a questi fenomeni.
Dalle dichiarazioni del Presidente del Centro di Geomorfologia integrata per il Mediterraneo, Rodolfo Console, si apprende che il progetto è in fase avanzata e dovrebbe vedere la luce a breve. Obiettivo da non perdere di vista, ovvio, soprattuto da parte dei media e delle realtà presenti sul territorio, poiché si tratta di un esperimento a elevata tecnologia e capace di fornire garanzie reali alla popolazione ma contestualmente anche ai tecnici e alla stessa Università della Basilicata.
Non rimane dunque che vigilare perché il progetto si traduca in quella rete di sensori e di monitoraggio nell’ambito della ricerca in materia di terremoti e di salvaguardia del territorio e degli abitanti. In proposito Console osserva: “Si tratta di un’iniziativa pionieristica per la città, poiché consentirebbe di valutare le accelerazioni a scala urbana e di elaborare mappe di scuotimento in caso di terremoto, oltre a raccogliere informazioni fondamentali per gli studi di vulnerabilità e il miglioramento della progettazione sismica degli edifici”. Dunque un progetto di tutto rilievo, che necessita tuttavia degli sforzi della Regione Basilicata, Dipartimento Ambiente in prima linea, e di tutte quelle realtà maggiormente esposte alle conseguenze dei terremoti.